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L’insostenibile peso dell’insicurezza

Il problema zingari e bimbi accattoni

Se siamo veramente tutti uguali davanti alla legge, i criminali vanno puniti

di Davide Giacalone - 08 novembre 2007

Tema: come si fa a buttare dodici milioni di euro, riempirsi di zingari che vivono come bestie e farsi dare lezione di giustizia dai rumeni? Svolgimento: si prende un campo di Rom, cresciuto illecitamente e senza che mai nessuno intervenga, lo si trasferisce in un altro posto di Roma con il comune che provvede a pagare: 2 milioni per piazzare 210 containers, in modo che i nomadi non vivano nelle tende; 240.000 euro all’anno per affittare il suolo dove posarli; 6 milioni per il gasolio da pompare nei gruppi elettrogeni, visto che lì non c’è elettricità; 3 milioni per le spese di gestione del campo; 400.000 da dare all’Arci (una volta circolo ricreativo dei comunisti) per assicurare la scolarizzazione dei pargoli, cui aggiungere altri 200.000, sempre all’Arci, per il trasporto degli scolari (2.400 euro a bimbo, più i costi della scuola, a carico dello Stato); e 360.000 per pagare le cooperative di zingari in modo che tengano pulito il luogo dove vivono.

Risultato della brillante manovra: a. i bambini si possono comodamente incontrare in centro, quali piccoli accattoni; b. il campo non ha acqua corrente, mancano le fogne e c’è una fossa biologica inadeguata; c. si diffondono le malattie infettive. Giorgio Gaber cantava il “governo dei più buoni”, che avrebbe messo gli zingari negli alberghi “con i frigobar e le televisioni”. Magari l’avessero fatto! Ci costerebbe anche meno, come racconta un’inchiesta di Claudio Marincola. Invece li abbiamo sistemati in un zoo periferico, consentiamo loro di sfruttare i bambini e di avere un reddito ufficiale pari a zero, la qual cosa, da sola, giustificherebbe l’espulsione. Ma aspettiamo che siano i rumeni a dirci: ragazzi, se non punite i criminali quelli si fermano volentieri da voi. E non si dica che ce l’ho con gli zingari, perché adoro il violino zigano e mi affascina il popolo figlio del vento. Solo che ho la tendenza a considerare tutti gli altri uguali a me. Uguali, quindi intestatari degli stessi diritti e doveri. E tendo a considerare dei malfattori quelli che non assicurano dignità all’infanzia e criminali da galera quelli che insegnano l’arte del furto ai bambini. Inoltre mi sfugge la dignità di quanti mettono le madri bambine ad elemosinare, con il poppante al seno. Non sono inferiori, ma responsabili della loro vita.

Pubblicato su Libero di giovedì 8 novembre

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario