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Tenere a mente la sicurezza internazionale

Il problema non è irritare Washington

Concentrarsi sulle potenzialità offerte dalla Nato e distaccarsi dalla Vecchia Europa

di Davide Giacalone - 15 giugno 2006

No, non si tratta di andare via dall’Iraq “senza irritare gli Usa”, o gli altri alleati. L’Italia ha deciso di ritirarsi da una missione di pace Onu e si tratta di farlo senza danneggiare se stessi ed i propri interessi. Il tema da svolgersi non è relativo a quanto si possa risultare simpatici alla Casa Bianca, ma a come non gettare al vento gli sforzi fatti ed i prezzi pagati. È vero che ci sono state le elezioni ed un cambio di governo, ma gli interessi del Paese sono sempre gli stessi.
Per prima cosa il ritiro deve avvenire tenendo sotto controllo la sicurezza ed i rapporti internazionali, non la propaganda in casa propria. Fin qui si sono registrate, dentro al governo, posizioni diverse se non opposte, il che è pericolosissimo. Cercare di scaricarne la colpa sui predecessori è puerile. I ministri parlino fra di loro, di modalità e tappe, ed all’esterno si veda una sola politica, anche per rispetto nei confronti delle famiglie dei caduti, così dignitose, e dei feriti nell’ultimo attentato, che affermano di essere pronti a tornare in Iraq.
Ma se il ritiro dovesse servire a segnare il riallineamento dell’Italia all’asse franco-tedesco, si aggiungerebbe tragedia a tragedia. Chirac ha una bella spocchia ed una solida faccia tosta nel salutare “il ritorno dell’Italia in Europa”, giacché è lui ad esserne fuori, dato che i francesi gli hanno rivolto una sonorissima pernacchia affondando la costituzione europea (scritta sotto la direzione di un ex presidente francese, per giunta). Chirac è alla fine della sua avventura politica, ed i candidati alla successione, da una parte e dall’altra, manifestano un sano desiderio di rompere con il passato. In quanto alla Merkel, non ci scommetterei che sia intenzionata a seguire le orme del suo predecessore, e credo, invece, che abbia in animo di costruire un rapporto diverso con gli Stati Uniti. Infine, è bene ricordare che dall’altra parte si trova il migliore di governi europei, quello del laburista Blair. Quindi non si tratta di irritare o meno gli americani, ma di evitare di andarsi a collocare in coda a quegli europei che rappresentano la più vecchia ed esausta Europa.
Come farlo? Dice Parisi che dall’Iraq andiamo via, ma in tutti gli altri posti restiamo. Quale sia la differenza fra l’Iraq e l’Afghanistan non mi è del tutto chiaro, se non per il fatto che nel primo Paese la democrazia ha camminato più velocemente. Comunque, visto che ci restiamo facciamone un elemento di consolidamento della nostra posizione nella Nato ed un collante dei rapporti con Usa e Gran Bretagna. Rifinanziamo subito quella missione e teniamo saldo il timone, sia andando che restando.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 15 giugno 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario