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Gli ideatori di nuovi metodi per comunicare

Il prezzo di un cinguettio

Quanto vale la comunicazione?

di Marco Scotti - 01 marzo 2011

Quanto costa un “tweet”, il cinguettio che il social network Twitter impiega come strumento di comunicazione tra gli utenti? Secondo JP Morgan la compagnia americana di interazione rapida (al massimo 140 caratteri) vale 4,5 miliardi. Una cifra importante, se si pensa che si parla di un bene completamente immateriale. E subito c’è chi paventa il rischio di una nuova bolla, con i social network come responsabili. D’altronde le valutazioni che vengono fatte di siti e tutto ciò che corre sul web appare francamente eccessiva: i 310 milioni per l’Huffington Post pagati da Aol non più di un mese; la valutazione iniziale di 50 miliardi di dollari attribuita a Facebook (che nel frattempo è lievitata fino oltre 80 miliardi); la stima di 15 miliardi per LInkedin. Sono tutti tasselli di una domanda fondamentale: se stimare il valore di un’azienda è cosa relativamente facile, esistendo dei parametri ben definiti, come dare una valutazione a qualcosa che è intangibile? È come se domani qualcuno decidesse di lanciare un’opa sull’aria o sugli alberi.

Che Jp Morgan valuti 23 dollari ogni singolo utente di Twitter è indicativo di come le ricchezze si stiano spostando dal materiale all’immateriale in tempi rapidissimi. Dei nuovi ricchi planetari sotto i quarant’anni, quasi la totalità deve la propria fortuna a internet: dal creatore dei giochini su Facebook – Farmville, dove vince chi sa coltivare meglio, su tutti – agli ideatori di nuovi metodi per comunicare. E però sembra che l’ipervalutazione sia all’ordine del giorno in rete, visto che ogni tentativo di acquisizione da parte dei giganti (Yahoo, Google, Microsoft) viene pagata milioni e milioni di dollari. Generalmente per un’idea tanto semplice quanto low cost nella sua realizzazione.

Insomma, il rischio è reale: in un periodo in cui ogni quotazione azionaria porta con sé degli strascichi (in Italia il caso della Saras dei Moratti è solo l’ultimo di una lunga serie), quanto vale la comunicazione? Quanto vale un messaggio trasportato dall’etere? Quanto vale raccontare agli amici quello che si sta facendo? Un tempo, pressoché nulla; oggi 4,5 miliardi di dollari.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario