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Modello superato

Il preoccupante calo dell'Export

A febbraio le esportazioni,unico traino della nostra disastrata economia, sono diminuite del 3%.

di Enrico Cisnetto - 19 aprile 2013

Secondo Confindustria per uscire dalla recessione e riprendere la via della crescita l’Italia ha bisogno di incrementare ogni anno in maniera stabile l’export del 9%. Nel 2010 e nel 2011 c’era più che riuscita. L’anno scorso il tasso di crescita si è però dimezzato, al 4,5%, e in valore i beni e i servizi esportati sono stati di 472 miliardi, meno di un terzo del pil. Per il 2013 la previsione di Sace è che le esportazioni arrivino a 503 miliardi, con un incremento del 6,5%. E la partenza, a gennaio, con un balzo dell’8,7%, aveva fatto sperare che l’industria italiana fosse sulla strada giusta. Ma adesso è arrivata la doccia fredda: a febbraio l’export è sceso del 3% su base mensile e del 2,8% in termini tendenziali. E la cosa che preoccupa di più è che si tratta di una flessione determinata dal calo delle vendite verso le aree forti dell’economia mondiale, e particolarmente i paesi maggiormente dinamici dell’Asia (-11,0%), la Germania (-9,7%) e la Cina (-9,2%).

Può darsi che si tratti solo di una parentesi. Ma certo spaventa, visto che l’export rimane l’unico traino della nostra disastrata economia. I distretti, per esempio, hanno ormai come maggioritaria (52%) la componente esportativa del fatturato che sviluppano, ma solo il 37,4% delle imprese delle filiere distrettuali ritiene che quest’anno gli ordinativi esteri saranno in aumento. E d’altra parte l’anno scorso ben 39 distretti su 101 totali monitorati da Unioncamere hanno denunciato un arretramento sul fronte export.

Rimane da sperare che il grande successo di due eventi come il Salone del mobile di Milano e il Vinitaly di Verona spiani la strada al nostro made in Italy, e soprattutto che finalmente parta la visibilità dell’Expo 2015. Così come è sperabile che vengono rafforzati con sempre maggiori dotazioni gli strumenti finanziari che funzionano egregiamente, come Simest.

Tuttavia, sarebbe un errore esiziale da parte dell’imprenditoria italiana non tenere conto delle ruvide osservazioni critiche espresse dalla Commissione Ue, che nel suo rapporto sugli squilibri macroeconomici presenti nell"economia europea, denuncia che l’export italiano soffre del modello di specializzazione delle imprese, definendolo “simile a quello cinese”, perchè punta troppo su settori “low-tech”. E questo, dice ancora Bruxelles, “per la scarsa capacità di innovazione delle aziende italiane”, che peraltro non si nasconde che contribuiscono in modo negativo anche cause di sistema, come le “barriere normative” e il “clima sfavorevole al business”.

Ma il nodo resta il profilo delle imprese: limitatamente internazionalizzate, il che rende troppo poco un terzo di pil proveniente dalle esportazioni, e scarsamente profilate sull’hi-tech, il che rende troppo fragile l’export che c’è.

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