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Indici statistici e salute del paese

Il premier e le percentuali allegre

Berlusconi dice che è merito suo il +54% della Borsa. Ma si dimentica il pil

di Alessandro D'Amato - 03 febbraio 2006

Bravo bravissimo! In un’intervista alle tv di Class, ieri Silvio Berlusconi ha tracciato il bilancio di 5 anni di governo. Facendo sapere al mondo che in tutti questi anni, con lui al governo, l’indice di Borsa complessivo è salito (anzi, è balzato) della percentuale-monstre del 54%. Non solo: nel 2005 addirittura la crescita è stata del 14%. Un dato niente male, se si conta che, come sempre si ripete, c’è stato in mezzo l’11 settembre e si usciva dallo scoppio della bolla della new economy. In una fase di crescita complessiva alta dei mercati finanziari europei. E poco importa che questo trend positivo abbia accomunato il mercato azionario italiano a tutte le principali borse europee,nonostante la bassa crescita economica che caratterizza tutt"ora l"economia del vecchio continente e, in particolare, quella italiana. Insomma, risultati fantastici per gli investitori italiani, che il premier è riuscito a far passare come frutto dei suoi meriti (anche se si sa che l’andamento della Borsa è sempre slegato dall’economia reale).

Secondo gli analisti, infatti, i motivi vanno ricercati principalmente nella elevata correlazione tra le Borse mondiali che hanno risentito positivamente del buon andamento della economia americana e dei paesi asiatici; vanno ricercati, inoltre, nella particolare composizione settoriale del mercato azionario italiano, in cui hanno un peso rilevante i settori con performance economiche migliori (energia e utilities). Anche altri comparti hanno dato grandi soddisfazioni agli analisti italiani: in particolare quelli di media. E di certo la crescita dei profitti per gli azionisti di Mediaset , in particolare, è anche merito di Berlusconi e della legge Gasparri varata dal suo governo. Però, a questo punto viene voglia di fare un raffronto con il pil, che è un indicatore molto più significativo per l’economia di un paese.

La crescita delle azioni in Borsa, significa arricchimento soltanto per gli azionisti (e tra questi c’è, con una percentuale invidiabile, anche lo Stato che mantiene quote alte in Eni, Enel e tante altre aziende), mentre la crescita del pil significa arricchimento per il paese tutto. E questo dato (un po’ meno lusinghiero per il suo governo), il premier si è dimenticato di darlo. Ricordiamo allora la crescita del pil in cinque anni di governo Berlusconi: nel 2001 +1,8%, nel 2002 +0,4, nel 2003 +0,3, nel 2004 +1,2 e nel 2005 (secondo le stime) +0,2%. Insomma, al massimo il pil del paese è cresciuto dell’1,8% durante gli anni del suo governo (tra l’altro in quell’anno è stato in carica per soli sei mesi...). Tra il primo anno del suo insediamento e il 2005, in media, il pil è cresciuto della rispettabile cifra dello 0,78%. Il che equivale a parlare di encefalogramma piatto, praticamente.

Per carità, nessuno chiedeva al presidente del Consiglio di far crescere anche il pil del 54%, come la Borsa. Però magari, da un “asso nella gestione del denaro pubblico” (parole sue, sempre alle reti Class) ci si aspettava qualcosa di più. Anche il 10% sarebbe bastato... Visto che è stato così bravo con le imprese in Borsa (parole sue), poteva impegnarsi un po’ di più con l’economia tutta. Ma magari, se viene riconfermato per altri cinque anni alla guida del paese, quasi quasi ci prova.

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