ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Il predicare del cardinal Bagnasco

Il problema non è quel che dice, ma quel che tace

Il predicare del cardinal Bagnasco

Se la sinistra imparasse da Bagnasco, l’opposizione entrerebbe anche in Parlamento

di Davide Giacalone - 28 maggio 2009

C’è differenza, com’è noto, fra il predicare ed il razzolare, ma il cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale ed interprete coriaceo di un’opposizione libera da sentenze e confidenze, tende ad esagerare. Sostiene che gli ammortizzatori sociali devono essere più consistenti, e, come appresso vedremo, il problema non è quel che dice, ma quel che tace. In Vaticano, la settimana scorsa, hanno deciso di alzare di due anni l’età pensionabile: 67 per i laici maschi, 62 per le femmine e 72 per i preti. Ma il cardinale si è guardato bene dal proclamarlo quale buon criterio anche per l’Italia, sicché i conti torneranno dentro le mura leonine ed andranno a gambe all’aria tutt’intorno.

Afferma che i lavoratori non devono essere “zavorra” da mollare, in tempi di crisi. Per tutti i salariati della grande e media industria il problema neanche si pone, perché tutelati dalla cassa integrazione. Per quelli delle piccole imprese, deroghe governative a parte, è concettualmente sbagliato immaginarli quali pesi morti, perché in quei capannoni non solo c’è un rapporto diretto fra datore e lavoratori, ma questi ultimi sono la ricchezza del primo, visto che li ha formati.

Poi ci sono quelli privi d’ogni tutela ed indeboliti dall’anonimato, che sono prevalentemente giovani e con contratti a termine. Le vere vittime della crisi. Il loro interesse, però, non è complementare, bensì opposto a quello dei garantiti, perché siccome il mercato ha bisogno di elasticità, maggiori sono le protezioni per i primi maggiore sarà l’abbandono dei secondi. Bagnasco, invece, chiede di più per tutti, senza che sia in corso uno sposalizio, in quel di Cana.

Ci sono, infine, i lavoratori che riempiono il mercato nero, in buona parte immigrati clandestini. A quelli Bagnasco aprirebbe volentieri le braccia e le porte, purché non siano quelle del Vaticano. Fa bene a ricordare i doveri della fratellanza, fa male, invece, ad omettere che la legge deve essere rispettata, che non possiamo divenire la piattaforma di smistamento dell’immigrazione clandestina, che l’integrazione civile, con il giusto riconoscimento di diritti e doveri, è inversamente proporzionale al numero degli ingressi. Tutto questo non toglie che se la sinistra imparasse da Bagnasco, l’opposizione entrerebbe anche in Parlamento.

Pubblicato da Libero di giovedì 28 maggio 2009

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario