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Public Policy

Il livello di benessere si misura così

Il pil e i bambini

Per l’Unicef i figli degli italiani sono nelle posizioni più alte della qualità della vita

di Antonio Gesualdi - 15 febbraio 2007

Finalmente una buona notizia, strutturale. I nostri bambini sono ottavi nel mondo per qualità della vita. Lo dice l"Unicef che boccia gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. La Report Card n.7, presentata stamattina, è una delle più belle notizie che un Paese possa avere: i propri figli sono nelle posizioni alte della qualità della vita.

Questo significa reti famigliari stabili e premurose, discreta assistenza scolastica, buoni sistemi pediatrici e regime alimentare appropriato. Tra i 21 paesi dell"Ocse presi in esame in testa ci sono i soliti "piccoli": i Paesi Bassi, tutti quelli dell"area del Nord Europa, la Svizzera e la Spagna. L"Italia è a livello dell"Irlanda, Belgio, Germania, Canada e Grecia. La prima per "Benessere nel sistema scolastico" e per bassi "Comportamenti a rischio". Il dato ancora più evidente è che "non esiste una forte o coerente relazione tra il Pil pro capite di un paese e il livello di benessere dei suoi bambini. Inoltre, nessun paese si posiziona nel primo terzo delle classifiche per tutte le sei dimensioni del benessere." Quindi quando misuriamo il Pil o quando diamo troppa corda ai, cosiddetti, economisti che cosa facciamo? Quando un docente universitario qualsiasi - che nessuno ha eletto - si erige a paladino di qualche politica economica nazionale fa semplicemente un"operazione di uscita dall"ambito di sua competenza e nient"altro.

Occorre tornare alla politica, quindi, per poter avere sempre un quadro generale di valutazione e decidere eventuali correzioni. Se un Paese - come risulta l"Italia da questi dati - mostra di avere una discreta attenzione verso la qualità della vita dei propri figli significa che tutte le politiche di competenza non sono poi così indecenti. E questo significa che abbiamo una buona scuola, una buon livello di prevenzione sanitaria e alimentare, una discreta rete di sicurezze; famigliari e di ordine pubblico. Cose che, tra l"altro, poco dipendono dai tormentoni tipo pacs, basi militari, o liberalizzazioni di licenze di tassisti.

Viviamo - grazie soprattutto ai nostri nonni e padri - in uno dei Paesi più progrediti della storia del Mondo e, tutt"al più, ci adoperiamo per svilirlo. Un ragazzino americano o inglese su tre si ubriaca prima dei 15 anni e si fa pure di spinelli. 46 inglesine su 1000 hanno avuto un figlio tra i 15 e i 19 anni. Un inglese su due è stato coinvolto in scontri fisici nell"ultimo anno e negli Stati Uniti uno su quattro è in sovrappeso. Innegabile pensare che il meglio è nell"equilibrio: diventare più ricchi e anche offrire un"alta qualità della vita ai giovanissimi. Ma se ci fosse da scegliere e ognuno di noi dovesse scegliere per il bene dei propri figli - quelli concreti che vede o sente ogni giorno - preferirebbe gli Stati Uniti o l"Italia? Se la risposta è "la seconda che ho detto" allora significa che il Pil, in fondo in fondo, è solo un vecchio arnese di una vecchia e inconcludente "economia di scuola".

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario