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Informazione-spettacolo sul caso Onofri

Il piccolo Tommaso rapito dai media

Il processo nella piazza televisiva si è già concluso con una condanna

di Davide Giacalone - 21 marzo 2006

Sono molti giorni che, nel migliore dei casi, il piccolo Tommaso Onofri (18 mesi, malato) si trova nelle mani dei rapitori. Un crimine raccapricciante, che va, ovviamente, perseguito con ogni mezzo. Così come ogni pista deve essere battuta dalle forze dell’ordine e dalla magistratura,giacché la cosa importante è ritrovarlo il più presto possibile. Battere ogni pista significa anche indagare sulla sua famiglia. Non perché le vittime di un crimine siano anche le vittime di un’indagine, ma perché nel suo ambiente possono trovarsi elementi che,magari inconsapevolmente celati, sono comunque utili. Questo, però, non ha nulla a che vedere con il fatto che quella famiglia, quelle persone, sono divenuti carne da gettare innanzi ai cannoni dell’informazione, o, più propriamente, dello spettacolo. Se il padre possiede una cantina con filmini pornografici a sfondo pedofilo, la cosa è certamente rilevante ai fini dell’indagine, ma io cittadino spettatore non devo saperlo. Se la famiglia ha traffici di denaro con gente poco raccomandabile, è anche questo rilevante, ma io non devo saperlo.
Non vi è alcuna utilità, anzi, vi è una grave e colpevole disutilità, nel gettare questi fatti in pasto all"opinione pubblica, ora. Oggi la priorità è ritrovare Tommaso, e lo sputtanamento dei suoi genitori, diario della madre compreso, non è funzionale allo scopo. E’ un vero guaio che non si punisca mai, con condanne penali, oltre che con provvedimenti disciplinari, quegli inquirenti che fanno trapelare le notizie. Domani, quando la vita del bambino sarà (speriamo) al sicuro, allora ogni iniziativa potrà essere presa, conformemente a quanto prescrive la legge, quindi mettendo quei cittadini in grado di difendersi senza avere l’impressione di potere danneggiare la precaria condizione del figlio, o di innescare un duello con chi è incaricato di cercarlo. E se si dimostrerà che il padre ha un qualche ruolo nel rapimento, che sa più cose di quelle che ha detto, dato l’argomento del quale stiamo parlando, c’è da sperare che un regolare tribunale, nel rispetto delle regole, lo condanni a lunga galera. Ma oggi no, oggi fare i processi nella piazza mediatica, anteporre la pubblica curiosità, il morboso impicciarsi, il moralistico condannare, alla ricerca dell’ostaggio, oggi, questo, è quasi più raccapricciante del rapimento in sé.

www.davidegiacalone.it

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