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Il vuoto di iniziative italiano

Il piano franco-tedesco

Mentre il silenzio dei Paesi dell’Eurosistema incombe, urge la necessita di costituire un governo economico

di Angelo De Mattia - 03 marzo 2010

Si profila, in modo più evidente, un direttorio franco-tedesco nella zona – euro in conseguenza della crisi greca e della progettazione di possibili misure aggiuntive del Patto di Stabilità e crescita? Nel silenzio degli altri Paesi dell’Eurosistema - nessuno dei quali, dunque, Italia compresa, ha finora proposto alcunché per reagire alle difficoltà della Grecia e di altri Stati che rischiano di contagiare altre economie – Germania e Francia starebbero studiando un piano per avviare, rebus sic stantibus, un embrione di governo economico europeo, mai tanto citato come in questi giorni.

In effetti, per quel che ne viene riferito, si tratterebbe di promuovere un monitoraggio, con la previsione di parametri indicativi, su produttività e competitività dei diversi membri dell’Eurozona e di progettare conseguenti poteri per sollecitare le correzioni da parte dei Paesi devianti. Insomma, in questo modo si interverrebbe in maniera centralizzata – per esempio, da parte dell’Eurogruppo – su alcuni aspetti della politica economica dei Paesi del Sistema.

Come accennato, secondo questo disegno, il Trattato non dovrebbe essere modificato. E’ quasi la quadratura del cerchio. Non è chiaro, comunque, attraverso quale strumento giuridico sarebbe adottata l’ innovazione in questione ( sarebbe un protocollo da ritenere aggiuntivo del Trattato?). Questa muoverebbe dal presupposto che è difficile ipotizzare una politica monetaria comune in presenza di andamenti marcatamente divaricanti, nei diversi Paesi, di alcuni dei principali aggregati economici, o, peggio ancora, in presenza di shock asimmetrici.

Un presupposto abbastanza fondato, ma sul quale si sarebbe dovuto riflettere per tempo, sin dal momento in cui ci si illuse, nonostante voci contrarie, che alla unificazione monetaria avrebbe fatto seguito automaticamente l’unificazione spontanea delle politiche economiche. L’intendance suivra, si disse scimmiottando De Grulle, ma con riferimento a questioni ben più prosaiche. Naturalmente, la miopia di allora non comporta che si debba rimanere nell’inerzia oggi: tutt’altro. Ma è da valutare bene se l’iniziativa franco-tedesca sia un mero ballon d’essai oppure se miri a coprire le spalle di entrambi i governi rispetto al malcontento interno (particolarmente acuto in Germania ) per il sostegno finanziario alla Grecia che dovrà essere previsto e che, probabilmente, addosserà un onere maggiore ai primi due paesi dell’Eurosistema; ovvero, ancora, se essa segnali effettivamente una svolta nell’impostazione strategica che fa leva, evidentemente, sul fatto che il controllo accentrato dei suddetti aggregati conferirebbe, nella sostanza, un potere agli Stati più forti, i quali eserciterebbero la loro influenza nell’ambito dell’Eurogruppo.

Quali che siano le ragioni, in ogni caso Germania e Francia sono in movimento. L’Italia, invece, tace. Può essere una linea di cautela per evitare di fare il passo più lungo della gamba. Ma, alla lunga, si rischia la marginalizzazione, comunque l’estraniazione rispetto alle possibili innovazioni istituzionali e ai momenti decisionali importanti, quale sarà quello in cui bisognerà fare scelte definitive sulla Grecia. Dopo il piano di 20/25 miliardi, di cui a lungo si è parlato, ma poi è stato seccamente smentito, si riaffaccia ora, attribuito sempre a Germania e Francia, un programma di sostegno all’economia ellenica per 30 miliardi. Si fonderebbe sull’intervento di istituti pubblici dei due Paesi che acquisterebbero titoli di Stato greci o ne garantirebbero il collocamento. La Grecia, in quest’anno, dovrebbe ancora emettere titoli per una quarantina di miliardi, tenendo conto di quelli già collocati. A fianco del sostegno europeo si passerebbe, da parte del governo greco, all’adozione di misure aggiuntive, a suo tempo previste, che potrebbero riguardare l’abolizione temporanea della “ quattordicesima” e alcuni aumenti delle imposte indirette.

Naturalmente, il progetto franco-tedesco dovrà essere valutato nell’ambito dell’Eurosistema e dell’Unione. Ancora una volta, si pone la questione dei tempi, dal momento che è ormai ampiamente sperimentato che le decisioni tardive sono molto più costose dei provvedimenti tempestivamente adottati. Sono settimane e settimane che si discute , a proposito degli interventi nella crisi ellenica, tra chi è favorevole a interventi europei e chi privilegia quelli, anche di parcheggio dei debiti degli Stati in difficoltà, del Fondo monetario internazionale che giudica inevitabili; tra scettici e federalisti sulle prospettive dell’Europa( come ha scritto Francesco Giavazzi sul Corsera); tra chi vorrebbe l’acquisizione dei titoli greci ad opera dei singoli Stati europei, secondo proporzioni da determinare, e chi vorrebbe la costituzione di un fondo europeo; tra chi pensa a interventi della Bce e chi ipotizza un ruolo della Bei; tra chi ritiene che nel Trattato vi siano le basi per interventi straordinari di sostegno e chi, non si capisce bene come, arriva a contestare questa tesi e, intanto, non si vede alcun atto concreto: dum Romae consulitur…….., la speculazione è all’opera. Ricompare, additando prospettive non rosee per l’euro, George Soros, una vecchia conoscenza per noi italiani, non tanto per la pur importante opera filantropica che svolge, quanto perché memori dell’assalto e dell’abbattimento della lira nel 1992. Giovedì, si riunirà il Consiglio Direttivo della Bce che, secondo quanto programmato a inizio d’anno, dovrebbe prendere una decisione sulle misure non convenzionali di politica monetaria.

Si è fatto, tuttavia, più complesso, nel frattempo, ipotizzare un ritiro immediato di tali provvedimenti, anche per l’incombere della tragedia greca e per le difficoltà del Portogallo, dell’Irlanda, della Spagna e di paesi dell’Est.

Quanto all’Italia, nel contesto dei dati relativi al 2009, pesantemente negativi, ma in larga parte prevedibili, comunicati ieri dall’Istat ( in particolare, Pil – 5 per cento; deficit/Pil 5,3 per cento ) risalta quello del saldo primario che si attesta al – 0,6 per cento, il dato peggiore dal 1991: si ricordi che, al momento dell’ingresso nell’euro, sin dalla prima fase, l’Italia assunse l’impegno di conseguire un avanzo primario del 5 per cento. Venerdì, il primo ministro greco Papandreou sarà in Germania per un incontro con la cancelliera Angela Merkel, successivamente sarà negli Stati Uniti. Occorre pervenire, a questo punto, a una fase conclusiva, per quel che riguarda sia la crisi greca sia l’eventuale rafforzamento – pur niente affatto facile - dei meccanismi di intervento, da parte dell’Eurosistema e dell’Unione, in relazione ad andamenti asimmetrici delle economie interessate.

Cade , allora,quanto mai opportuna la visita del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alle istituzioni dell’Unione per far sentire, con la sua grande autorevolezza, con la sua credibilità e con la stessa sua profonda conoscenza della Comunità, pure la voce dell’Italia, della quale finora non si è potuto dire nemmeno che sia stata silente ma non assente. Si viene a colmare, così, anche se nel rigoroso rispetto delle prerogative proprie del Capo dello Stato, un vuoto di iniziative.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario