ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Il peggio è passato. Resta molto da fare

L’incubo del ricatto e i pericoli che corriamo

Il peggio è passato. Resta molto da fare

Otto elementi da non sottovalutare in una clima scosso dal brivido del terrore

di Davide Giacalone - 25 settembre 2007

Il peggio è stato evitato: il ricatto e la trattativa. L’incubo del caso Mastrogiacomo non si è reincarnato. Chi ha autorizzato l’intervento armato Isaf, con truppe speciali italiane ed inglesi, deve essere ringraziato. Guai, però, a sottovalutare gli elementi che, in queste ore, hanno provocato un brivido di terrore. Vediamone alcuni.

1. Il governo ha pasticciato nella comunicazione, talché i due sono passati dall’essere giornalisti a militari, quindi funzionari ed infine agenti segreti. I rapimenti non sono delle novità, la macchina politica deve essere assai più addestrata a fronteggiarli. 2. Il 9 settembre è stato annunciato, dal ministro della difesa, un incremento delle truppe italiane in Afghanistan. Il 23 uno dei capi della maggioranza, Diliberto, torna a volerne il ritiro totale. 3. Il 6 settembre i militari italiani intercettano una fornitura d’armi destinata ai talebani e proveniente dall’Iran. Il 23 il ministro degli esteri si rivolge agli iraniani per chiederne l’aiuto. 4. Gli iraniani (sciiti) sono nemici storici degli afgani e dei pashtun (sunniti). Più sono governati da integralisti e più si odiano. Quelle armi, dunque, non servivano a sostenere una causa condivisa, ma ad attaccare i militari stranieri. 5. Il ritiro dall’Afghanistan e dall’Iraq favorirebbe gli interessi iraniani, regalando alla loro influenza due Paesi massacrati dalla guerra. 6. Il governo italiano si è chiamato fuori dalla volontà, europea e statunitense, di imporre sanzioni più severe all’Iran e bloccare, in un modo o nell’altro, la loro corsa verso il nucleare. 7. Non è un mistero per nessuno che la sicurezza dei nostri militari in Libano dipende da terroristi al soldo di iraniani e siriani. 8. Gli israeliani, infine, hanno appena bombardato un’attività nucleare della Siria.

Il disallineamento italiano è pericolosissimo, e fa del nostro Paese un sorvegliato speciale. Le forze armate che sono intervenute per liberare i due rapiti lo hanno fatto per solidarietà, per dovere, ma anche per convenienza. Nessuno voleva italiani ancora pronti ad indebolire il governo afgano pur di salvare dalla bufera quello italiano. Le partite afgana ed irachena sono legate, e la presenza in Libano non le sostituisce, ma integra. Da noi si nasconde la realtà, sperando di non farci i conti.

Pubblicato su Libero di martedì 25 settembre

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario