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Contestazioni, malumori e dissensi in aumento

Il “palazzo“ di sinistra sotto attacco

Dov'è il cambiamento tra precari a mille euro e managers di Stato super retribuiti?

di Elio Di Caprio - 13 dicembre 2006

Stando agli ultimi sondaggi Romano Prodi avrebbe già perso ben 15 punti nell"indice di popolarità, dopo soli sei mesi di azione di governo. Problema di comunicazione con l"opinione pubblica o non piuttosto incapacità di fornire un"alternativa credibile all"immaginario collettivo dopo che per anni la “cultura” del centrosinistra aveva promesso che, una volta messo da parte Berlusconi e la sua “impresentabile” coalizione tutto si sarebbe risolto per incanto, dal problema dei precari, a quello delle pensioni, a quello degli immigrati clandestini, a quello del debito pubblico?
Forse nessuna legge finanziaria precedente ha avuto un percorso così democratico come quella in procinto di essere approvata con voto di fiducia, se per democrazia si intende l"informazione in tempo reale e la partecipazione, per gran parte passiva, dei governati a ciò che decide il Palazzo. Siamo reduci da mesi ( troppi) di tormentati rimaneggiamenti, di provvedimenti annunciati e poi ritirati su pressione di categorie e lobbies, di bollettini quotidiani che cercano di prevenire o rimediare a continue figuracce.
Si voleva creare una grande operazione fiducia sul presupposto di avere finalmente al governo una coalizione che non guarda in faccia a nessuno e va avanti per la propria strada con un obbiettivo preciso in nome dell"interesse di tutti, chiedendo equamente temporanei sacrifici a tutti pur di far risalire la china ad un Paese in evidente declino. Ma il risultato è stato finora disastroso nei contenuti e nell"immagine.
Provvedimenti strutturali rimandati, dalle pensioni al pubblico impiego, alle spese degli enti locali, pochissimo coraggio riformatore, l"invenzione sconsiderata di una fase 1 di tosatura fiscale dei cittadini e di una fase 2 di riforme che non sono affatto condivise da coloro stessi che le annunciano.
Le entrate fiscali aumentano in un solo anno del medesimo importo di una legge finanziaria più punitiva che di sviluppo e nessuno mena scandalo per la novità, di come si sia arrivati impreparati a tale risultato, quasi che la macchina statale non abbia sotto controllo tutte le grandezze finanziarie del sistema e non sappia per ciò stesso neanche prevedere o monitorare in tempo quel che succede. Si tratta di entrate nuove dovute all"azione del precedente governo che aveva lasciato l"economia italiana allo sbando, come si è sempre detto, o devono essere imputate ad una ripresa economica incipiente che nessuno ha saputo prevedere e quantificare? Oppure si tratta di un trend destinato ad interrompersi, di un fuoco di paglia che presto si esaurirà e su cui comunque non conviene fare troppo conto a fronte di una spesa pubblica incontrollabile e incontrollata?
Si sono preferiti messaggi demagogici e di corto respiro che non riescono a coprire le vecchie magagne. Qualcosa non va se a fronte delle migliaia di precari da mille euro al mese, in cerca affannosa di stabilità e di certezze scopriamo poi che la legge finanziaria vuole “finalmente” porre un limite alle retribuzioni dei managers di Stato stabilendo un tetto di 500 mila euro l"anno...Ciò vuol dire che tale limite è stato ampiamente superato negli anni scorsi, con i governi di centro sinistra e con quelli di centrodestra, proprio nei periodi di vacche magre della nostra economia.
Se poi mettiamo nel conto le spropositate indennità di buon"uscita degli stessi managers di Stato che, tra stock options e benefits vari, superano talvolta i 10 milioni di euro, come a dire più di 10 milioni di dollari, ci rendiamo ben conto di come sia difficile far digerire agli italiani ulteriori sacrifici in nome dell"equità, anche se a proporli è questa volta il Palazzo di sinistra.
Si fa un gran parlare di cosa voglia dire “interesse nazionale”, di meglio definirlo nel contesto della globalizzazione e dei processi di integrazione internazionale. Ma almeno un residuo di interesse nazionale va riconosciuto al valore della coesione sociale che tiene insieme un popolo. E" su questo punto fondamentale che l"esperienza del nostro bipolarismo ha finora mostrato le crepe più vistose, indebolendo la coesione sociale come non mai, prima con Berlusconi e ora con Prodi.
Bisogna uscire dall"impasse e partire almeno dalla presa d"atto che questo sistema non regge, non crea condivisione e tanto meno coesione. Come? Con una nuova legge elettorale, senza dover porre mano ad una revisione costituzionale condivisa? Il dilemma c"è ancora.
Ma non bisogna dimenticare che il vero interesse nazionale da perseguire oggi è quello di impedire lo sgretolamento ulteriore della fiducia collettiva e della coesione sociale.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario