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Le strade sono fuori controllo dello Stato

Il paese dell’ipocrisia zero

Abusivismo e contraffazione non possono essere tollerati. Ma non sappiamo combatterli

di Davide Giacalone - 03 novembre 2006

Ancora una volta è l’ipocrisia a rovinarci. L’Italia è piena di abusivi, per la quasi totalità extracomunitari, che vendono merce contraffatta. Borse, occhiali, orologi ed altro. Ogni tanto si vara una norma per multare in modo dissennato chi acquista una griffe falsa, ma si tratta di ipocrisia allo stato puro, perché il commercio avviene alla luce del sole. Ne sono letteralmente circondati il Parlamento ed il governo. La scena, in tutta Italia, è sempre la stessa: da lontano si vedono arrivare i vigili urbani, i venditori mettono tutto dentro borsoni e lenzuola, si spostano di qualche metro, ed un quarto d’ora dopo sono dov’erano prima. I vigili che sorvegliano la Fontana di Trevi, per dirne una, sono circondati e convivono con gli abusivi. Davanti al Vaticano, però, si è segnalata una pericolosa mutazione genetica e sono stati gli ambulanti ad assalire i vigili, con mazze e gas urticanti. Guai, adesso, a non capire.
In tutta Italia le forze dell’ordine chiudono un occhio. Se anche effettuano degli arresti la giustizia ha un passo così scandalosamente lento che alla repressione non ci credono neanche i diretti interessati. Così procedendo, però, la produzione dei falsi è divenuta un’industria (naturalmente sconosciuta al fisco, come se gli opifici fossero tutti in caverne sotterranee) e la gestione del magazzino, della distribuzione, così come l’attribuzione dei posti e delle precedenze è divenuto un racket, con relative bande. Dico subito che, con tutto il rispetto per i marchi di gran fama e dei loro legittimi interessi, la lotta alla contraffazione non mi convince del tutto: la differenza di prezzo è così abissale che non possono che essere segmenti diversi del mercato. Non si esce di casa per comperare un Rolex e si torna con un falso, scelto solo per il prezzo. La lotta alla criminalità, però, deve essere seria, ed una cosa è sicura, a forza di proibire a parole e tollerare nella realtà, in questo settore girano troppi quattrini e ci lavora troppa gente. Così procedendo le vie d’Italia diventeranno sempre di più territorio fuori dal controllo statale. E dato che tutto è successo sotto gli occhi di tutti, prima di giungere alla tolleranza zero sarà bene passare per l’ipocrisia zero, altrimenti le borse saranno sempre più false e le bande sempre più potenti.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 3 novembre 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario