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Il nuovo "Avanti"

Fortunatamente, nessuna continuità con il passato recente

di Luca Bagatin - 05 dicembre 2011

In quest"Italia della crisi, di totale spaesamento e sfiducia nei confronti della politica (a scrivere è uno che non va più a votare da anni, non a caso), ecco almeno una buona notizia: nelle edicole tornerà il quotidiano l""Avanti!". L""Avanti!", sì, quello senza l"apostrofo, l"originale ed unico giornale di cultura socialista diretto da Leonida Bissolati ed uscito per la prima volta nel 1896. L"unico e vero "Avanti!" titolato ad essere tale, senza cammelli, cammellate, padrini o padroni di sorta.

L""Avanti!" sarà organo indipendente dai partiti e ciò ce lo rende ancor più simpatico. L""Avanti!" sarà diretto da Rino Formica e sarà rivolto ai socialisti di tutti gli schieramenti politici. In particolare ai senza tessera. L""Avanti!" rinasce grazie all"apporto ed impulso della rivista liberalsocialista "Critica Sociale", diretta dall"ottimo Stefano Carluccio ed inizialmente sarà inviato agli abbonati della Critica. Poi, con l"anno nuovo, sarà presente anche nelle maggiori edicole italiane. Ora, come ho scritto a Carluccio nel complimentarmi con lui per l"ottima iniziativa, io non sono socialista. Sono un repubblicano mazziniano, già iscritto al PRI ed abbonato da una vita a "Critica Sociale". C"è un filo rosso mazziniano e garibaldino che lega la cultura repubblicana e liberaldemocratica a quella socialista. Si chiama appunto: cultura liberalsocialista, ovvero quella per la quale non c"è autentica giustizia sociale senza libertà: civile ed economica.

E" un filo rosso che parte da molto lontano, dal Partito d"Azione di Giuseppe Mazzini alle Camicie Rosse di Giuseppe Garibaldi, passando per le prime Società Operaie di Mutuo Soccorso mazziniane e successivamente mutuate anche dai primi socialisti, sino alle lotte sociali di Filippo Turati ed Anna Kulisioff ed alla giunta capitolina di Ernesto Nathan. Passando dunque per il Secondo Risorgimento, la Resistenza, i fratelli Rosselli, Matteotti, la lotta al nazifascismo e dunque al comunismo. Una storia che unisce il repubblicano Randolfo Pacciardi al socialista Bettino Craxi, entrambi promotori di una Repubblica presidenziale anti-casta ed anti-partitocratica. E" antica quanto attualissima la storia dei laici, dei repubblicani, dei liberali e dei socialisti. E" una storia fatta di emancipazione delle classi lavoratrici e diseredate; di battaglie per i diritti civili quali divorzio ed aborto; di lotta allo statalismo democristiano e comunista in nome della libertà economica e sociale degli individui. E" una storia che i più giovani dovrebbero non solo conoscere, ma financo portare avanti. Specie in quest"epoca in cui la vera origine della crisi sta proprio nella crisi dei valori e degli ideali. Dal "93 ad oggi abbiamo assistito, in Italia, alla totale scomparsa dei partiti democratici, che sono stati sostituiti con altri non solo non democratici, ma finanche privi di contenuti, di ideali, di progetti. Il berlusconismo e l"antiberlusconismo, figli entrambi del cattocomunismo e del clericofascismo degli anni "70, hanno dominato la scena politica di questo Paese per troppo tempo.

E" il momento di tornare alle idee ed ai contenuti. Ai fatti concreti. All"unità dei laici, dei liberali, dei repubblicani, dei radicali e dei socialisti tutti, ad esempio. Una proposta che rimase inascoltata all"interno del PRI e che feci circa un anno fa era quella di rifondare l"Unione Democratica Nuova Repubblica di Pacciarti, quale componente politico-culturale per elaborare un discorso più ampio. Un discorso che prevedesse i seguenti punti programmatici concreti: riforma della legge elettorale in senso Presidenziale per il governo e proporzionale pura per il Parlamento; riduzione delle imposte ad un massimo di tre aliquote fiscali ed innalzamento della no tax area; abolizione degli enti inutili quali Province, consorzi e comunità montane; privatizzazione del carrozzone Rai; introduzione del matrimonio omosessuale; legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati; separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzazione del CSM; riduzione degli stipendi di Deputati e Senatori del 50 %. Un discorso programmatico, io credo, laico, liberalsocialista e libertario. Ecco, io penso che un discorso di questo tipo possa essere fatto anche e soprattutto all"interno di un giornale libero come potrebbe essere il nuovo "Avanti!". Un giornale il più aperto possibile alle diversità culturali dei laici e con lo scopo ultimo di poter, fra qualche tempo, incidere nell"orientamento politico nazionale. Ora, forse tutto cià può sembrare ambizioso e lo è, in effetti. Proviamoci almeno. Nel mio piccolo, cari amici di "Critica Sociale", cari Stefano Carluccio e Rino Formica, sarò con voi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario