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Ingiurie e contumelie all’ombra del berlusconismo

Il muro che non crolla

L’occasione persa degli ultimi 20 anni

di Elio Di Caprio - 12 novembre 2009

Il berlusconismo rappresenta una fase di transizione che è destinata a lasciare il posto a equilibri e politiche più mature, meno urlate, che vanno predisposte senza scossoni ma con senso di responsabilità verso il Paese. Non siamo noi a dirlo, ma è l’organo ufficiale di Gianfranco Fini, il “Secolo d’Italia”, già quotidiano ufficiale del MSI e poi di AN. Bel compito e bella scommessa, ma nessuno sa cosa avverrà dopo. Sarà un’altra occasione persa?

Tutti pronti al dopo e nel frattempo il baccano e le ingiuriose contumelie, di cui ora si accorgono anche i vescovi italiani, non toccano solo maggioranza e opposizione, ma sono pane quotidiano all’interno della stessa maggioranza di governo dove da un anno e mezzo sembra svolgersi l’unica e vera dialettica possibile.

Il dotto(r) Sandro Bondi, Ministro della Cultura, ex comunista approdato alla corte del Cavaliere in tempi non sospetti se la prende con Gianfranco Fini e il suo ultimo saggio in cui- grave peccato di incoerenza e ingratitudine- il Presidente della Camera dimentica il suo passato fascista e non nomina Silvio Berlusconi a cui deve molto della sua carriera politica. Bondi arriva a dire che la parabola politica e culturale di Fini presenta una certa analogia con quella della tradizione comunista italiana. Insomma rispetto agli ex comunisti ed agli ex fascisti sopravvissuti alla storia, meno male che Berlusconi c’è.

Sarebbe Fini mai diventato Presidente della Camera se non avesse consentito alla strategia del predellino? E’ questo il suo punto debole e c’è qualcuno che sempre glielo ricorda, da Feltri a Bondi.
Vittorio Feltri nei giorni scorsi ha accusato di mentalità fascista il gruppo dei sodali di Fini che non cambiano mai nell’arroganza e nell’aggressività di sempre e ora si ergono contro il “feltrismo”, come loro lo chiamano, la quintessenza della (consimile) arroganza del giornalista d’assalto che vuole difendere il Cavaliere a tutti i costi anche insultando o ridicolizzando i compagni di strada dell’ex AN. Bella lite in famiglia, si potrebbe pensare, che dice più di quanto appare dai discorsi alati sulla fine delle ideologie e sul futuro a cui tutti devono aprirsi.

Le vecchie passioni diventano armi improprie per colpire gli avversari anche quando si tratta di celebrare il ventennale della caduta del muro di Berlino. Troppo facile accusare i comunisti. Pochi ricordano che quando fu eretto il muro di Berlino nel 1961, in piena guerra fredda, i governanti della Germania dell’est lo giustificarono e lo propagandarono come un grande muro antifascista nel mezzo dell’Europa. Proprio così.

Ma contro chi? Contro l’occidente fascista che aveva sconfitto Hitler? Non fa niente, i comunisti italiani – Bondi era uno di loro fino, lo era l’attuale capo dello Stato Giorgio Napolitano, lo era Massimo D’Alema che vorrebbe ora fare il Ministro degli esteri dell’UE con l’appoggio del governo- hanno creduto per quasi 40 anni alla favola e non hanno protestato, hanno digerito questo ed altro, anche cose più spiacevoli in nome dell’unità antifascista. Dobbiamo per questo togliere a Bondi il diritto di parola o negare cittadinanza politica a D’Alema?

Come si vede è facile superare a parole il passato, ma poi questo viene sempre rinfacciato e riproposto, ora anche all’interno della medesima coalizione di maggioranza.

Tutto è passato. Ce l’ha detto prima Walter Veltroni, ce lo dice Fini ora nel suo libro. Sono loro per primi a ripudiare per conto dei “noi” di sinistra e dei “noi “ di destra i totalitarismi e le dittature, sono contro tutti i muri ideologici, razziali, religiosi che ancora permangono in Italia e nel mondo, si schierano contro i regimi illiberali dell’Iran e della Corea del Nord, per il Tibet del Dalai Lama e contro gli attentati alla libertà che ancora avvengono in Russia e Cina, annunciano il verbo della tolleranza e della razionalità.

Ma basta quest’interesse extraterritoriale ad indicare nuove strade per l’Italia di sempre? Quello che non ci hanno spiegato è come mai dall’89, una volta spenti i conflitti ideologici per cause sopravvenute, siamo ancora alla ricerca della meritocrazia fatta a pezzi ben prima dell’89 e ci siamo adagiati nella mediocrazia di una classe politica ben più mediocre della precedente. Non ci hanno spiegato perché e come in questi venti anni gli interessi costituiti siano diventati ancor più precostituiti di prima e inaffondabili, perché le caste hanno reso ancor più immobile il Paese, perché le spinte centrifughe localistiche si sono rafforzate invece di essere riassorbite.

E’ una storia, la vera storia che non fa comodo raccontare perché troppi sono i responsabili per i problemi lasciati irrisolti all’ombra del berlusconismo che ha costituito finora il finto approdo di una transizione irrisolta.

Si può domandare ai giovani di non farsi fuorviare dai conflitti ideologici e forse non ce ne è più bisogno, ma alle prime prove concrete di un modo diverso di fare politica, più esemplare e più attento agli interessi generali, le illusioni vengono prontamente smentite. Chi riesce a spiegare perché una riforma della giustizia che si attende non da anni, ma da decenni, debba cominciare occasionalmente solo ora sull’onda di un processo originato da un conflitto d’interessi di Berlusconi mai risolto? Chi riesce a spiegare perché se una richiesta d’arresto, magari impropria ed esagerata, all’onorevole Cosentino del PDL gli impedisce di candidarsi a governatore della Campania e non dovrebbe a maggior ragione impedirgli di svolgere le sue attuali funzioni di sottosegretario all’Economia? Con quale criterio Cosentino è stato scelto per far parte della compagine di governo? Misteri.

Un istituto nobile e funzionale come quello dell’immunità parlamentare che corrisponde al dettato costituzionale dell’equilibrio tra poteri, per prevenire abusi, diventa improponibile perché sembra una protezione di casta proprio in questo momento quando su tutti i blog e i sondaggi di opinione la grande maggioranza dei cittadini si esprime in maniera contraria. Meravigliarsi?

E’ vero che alle nuove generazioni dicono poco i conflitti ideologici di una volta, ma quale è il nuovo messaggio che si vuol dar loro cominciando a sconfessare la legittima aspettativa che i primi a dare l’esempio debbano essere quelli che ci governano e l’intera classe politica?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario