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L'economia del 2014

Il mondo cambia e noi no

Stiamo ancora cercando di capire chi siano i Brics, ed ecco che spunta il Mint (Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia). E l'Italia?

di Enrico Cisnetto - 17 gennaio 2014

Il tempo passa inesorabile per tutti, ma in Italia è solo il calendario a ricordarcelo, mentre basterebbe guardare oltre per osservare quanto nel 2014 il mondo stia giocando non un’altra partita, ma proprio un altro sport.

La nostra bilancia commerciale è in rosso poiché siamo costretti ad importare energia dall’estero per decine di miliardi di euro ogni anno: soldi che spendiamo per avere il nucleare francese, l’idroelettrico svizzero e austriaco, il gas libico e algerino, gli idrocarburi dell’est. E schiavi di questa dipendenza siamo stati anni a discutere strategia di approvvigionamento. Mentre ecco che, dagli Stati Uniti, lo shale gas, da sperimentazione visionaria e futuristica, è diventato il presente. Negli Usa la produzione del gas estratto dall’argilla in 10 anni è aumentata di 14 volte, arrivando a coprire un quarto del fabbisogno della prima potenza mondiale. Una rivoluzione epocale che modifica equilibri geopolitici e i rapporti di forza internazionali. Ma da noi al massimo ne parlano gli addetti ai lavori, e non sempre.

Prendente la manifattura: sono decenni che discutiamo di livello dimensionale delle nostre imprese, di produzioni hi-tech, di know-how. Ma intanto il mondo non solo ha scoperto le stampanti 3D, ma le ha ormai messe a regime: un Tornado della gloriosa Royal Air Force è in grado di volare grazie a pezzi di ricambio ottenuti attraverso questi macchinari che, da un file digitale, attivano un processo di creazione di un oggetto solido tridimensionale, fissando strati successivi di materiali. Dal febbraio 2014, con la scadenza del brevetto, le stampanti 3D vedranno il loro sviluppo crescere esponenzialmente e il loro prezzo crollare, rendendo il costo del lavoro una variabile sempre meno influente. Si dice che le stampanti 3D faranno per gli atomi ciò che internet ha fatto per i bit e che, dunque, qualche nuovo colosso nascerà da ragazzi in un garage, come la Apple di Steve Jobs. È sicuro, ahinoi, che non sarà un garage italiano.

Per non parlare della comunicazione. Dopo la rivoluzione di internet e quella dei social network, entro la prima metà del 2014 Netflix, il colosso della tv in streaming, sbarcherà in Italia, scardinando veramente (e non come il digitale terrestre) tutti i paradigmi nel mondo dell’editoria multimediale. Insomma, mentre in Italia stiamo ancora cercando di capire chi siano i Brics, ecco che Jim O’Neill, dirigente di Goldman Sachs che coniò quel termine, ne rilancia un altro: i Mint (Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia). Speriamo che, almeno in questo caso, non si debba aspettare 10 anni perché nel Belpaese ci si accorga che il mondo cambia. (twitter @ecisnetto)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario