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Il decretone salute

Il Ministro si dimetta

E' vero che questo Governo durerà ancora sei mesi, ma è anche pur vero che, il Ministro Balduzzi, nei prossimi sei mesi può ancora far danni.

di Luca Bagatin - 30 agosto 2012

Il Ministro della Moralità...ehm, scusate, della Salute Renato Balduzzi, anziché preoccuparsi, appunto, della salute degli italiani e, dunque, di far sì che nel nostro Paese vi siano strutture sanitarie efficienti e funzionanti, anziché avviare una seria lotta ai falsi medici, anziché adoperarsi al fine di ridurre drasticamente i tempi di attesa per le visite in ospedale (sempre più lunghi, anche nel settore privato !), che cosa fa? Pensa di fare cassa tassando bibite zuccherate (e dunque anche i succhi di frutta !), anzi, tassandone direttamente i produttori (alla faccia della ripresa economica promessa da questo Governo !!!!), introduce nuove pene per chi vende sigarette ai minorenni (come se non potessero procurarsele diversamente. Ah, se penso a mia zia ultraottantenne che iniziò a fumare a 16 anni ed è sana come un pesce !) e, come se non bastasse, si preoccupa pure che i videopoker siano lontani da Chiese e scuole.

Oltre a dette norme moralizzatrici e, permetteteci, da Stato etico e totalitario, si mette pure a far ricorso contro la decisione della Corte Europea dei diritti umani, la quale ha bocciato la Legge 40 sulla procreazione assistita, in quanto viola il diritto al rispetto della vita privata e familiare (e noi laici l"avevamo detto da quel dì !).

Ancora una volta, dunque, ci voleva l"intervento della liberale Europa per introdurre un po" di civilià nell"illiberale ed incivile legislazione italiana, sostenuta peraltro da Ministri incompetenti ed ideologici. E" vero che questo Governo durerà ancora sei mesi, ma è anche pur vero che, il Ministro Balduzzi, nei prossimi sei mesi può ancora far danni.

Si dimetta al più presto, per carità di patria e per carità cristiana. Magari vada in ritiro spirituale in qualche Convento. Probabilmente lì, il suo ruolo, potrebbe essere maggiormente ritenuto produttivo e meno dannoso.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario