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Gli errori si traducono in altri errori

Il massacro dello stato di diritto

Smottamento istituzionale e confusione di ruoli. Ecco gli attuali pericoli per il diritto

di Davide Giacalone - 03 luglio 2008

Con una lettera, al Consiglio Superiore della Magistratura, il Presidente della Repubblica ha cercato di evitare il pronunciamento dell’organo d’autogoverno sulla costituzionalità di un emendamento al decreto sicurezza. Non solo non ha ottenuto quello che voleva, non solo hanno preso quella pagina e l’hanno appallottolata, ma adesso arrivano i professori democratici a supporto. Al Quirinale volevano evitarne uno e se ne beccano due, di giudizi d’incostituzionalità. A raccogliere le firme, in calce all’appello che circola e che c’è giunto, è il prof. Pace. Sono già state apposte quelle di Onida, Elia, Zagrebelsky, Cheli e compagnia appellante. La sostanza è la stessa della relazione presentata, al Csm, da uno dei capi di magistratura democratica.

Secondo i professori il primo articolo della Costituzione, <>, “esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive”, il che non si sa da cosa lo deducano, “e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale”, cosa che non si sa dove l’abbiano letta, perché non risulta che qualcuno lo proponga. Sconfinano nel comico quando denunciano che il decreto violerebbe “il principio della ragionevole durata dei processi”, dato che tale violazione è una costante dei tribunali italiani, procurando all’Italia condanne severe da parte della Corte Europea dei Diritti del’Uomo, e che a denunciarla siamo sempre in pochi.

In quanto al lodo Alfano, questo minerebbe “anche e soprattutto l’art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini «sono eguali davanti alla legge»”, ma non spiegano come mai, per molti anni, non ritennero incostituzionali le commissioni inquirenti e quelle per le autorizzazioni a procedere, che distinguevano parlamentari e governanti dagli altri cittadini. E siccome la Corte Costituzionale già indicò, pronunciandosi sul lodo Schifani, con quali caratteristiche quella legge sarebbe stata del tutto costituzionale, ora i costituzionalisti firmatari ci tengono a far sapere che la Corte si sbagliava. Sono in tanti, dunque, a volerne usurpare la funzione. L’imbarazzante conformismo dei commenti, con uno spreco di aggettivazioni destinate a sottolineare quanto saggio ed equilibrato fosse l’intervento di Napolitano sul Csm, aveva già coperto il primo, grave insuccesso. Per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, Napolitano ha riconosciuto il diritto del Csm d’inviare pareri non richiesti sulle leggi in discussione, sottolineando, però, che devono essere diretti al ministro della giustizia.

Capita, purtroppo, che ribaltando l’orientamento di Cossiga, ed attribuendo al Csm un potere d’iniziativa politica, si compie un capolavoro: indirizzare al ministro un parere totalmente negativo su un emendamento di natura parlamentare prefigura una specie di golpe, una collaborazione fra giudiziario ed esecutivo, contro i rappresentanti del popolo. Roba da matti. Il Csm ha incassato volentieri tali riconoscimenti presidenziali, dovendo, in cambio, evitare pronunciamenti sulla costituzionalità. Solo che hanno fatto finta di niente, e attribuito al decreto:
a. “profili di grave irragionevolezza”;
b. dubbi di “compatibilità” con i principi costituzionali;
c. definendolo “amnistia occulta, applicata al di fuori della procedura prevista dalla Costituzione”.
Della serie: Napolitano scriva pure quel che vuole, noi andiamo per la nostra strada.

Tutto questo dimostra che siamo ad un punto pericoloso dello smottamento istituzionale, con una caotica rincorsa di soggetti diversi che, tutti illegittimamente, pretendono di fare il mestiere del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale. Gli squilibri sono tali da far sì che l’errore di una parte (come considero sia l’emendamento in questione) non si traduce in un vantaggio per l’altra, ma nel diritto ad un errore eguale e contrario, in un crescendo rottamante cui s’accompagna la febbre sbavante in attesa di nuove intercettazioni. Rifiutandomi di misurare se sia più riprovevole quel che taluni si dissero o chi lo ha trasmesso ai giornali, con una tempistica che non ha nulla d’innocente, resto fermo al tema principale, che è anche il più trascurato: si sta massacrando quel che resta dello stato di diritto, già ridotto a ben misera ed inefficiente cosa.

Pubblicato su libero di giovedì 3 luglio

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