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La riforma delle Autorità di Garanzia

Il Luna Park dei risparmiatori

Alle montagne russe di Telecom siamo abituati ma in Borsa regnano asimmetria e opacità

di Davide Giacalone - 15 marzo 2007

Parliamo dei risparmiatori, del parco buoi che pascola cieco nella Borsa italiana. Avere spinto i risparmiatori fuori dal recinto dei buoni sul debito pubblico è stata cosa giusta, conseguenza delle regole monetarie europee. Ci fu un tempo in cui l’inflazione era alta, ma anche i tassi su Bot e Cct non scherzavano, poi venne il tempo della Borsa scoppiettante ed i risparmiatori vi entravano come ci si avventura in canotto su un mare piatto, incuranti delle sicure tempeste. Alcuni si sono affidati ai gestori, cercando di minimizzare i rischi. Tattica saggia, ma senza la garanzia che quello scelto, spesso filiazione di una banca, non sia in pieno conflitto d’interessi. E già questo è un primo problema, sul quale la vigilanza è quanto meno deboluccia.

Poi ci sono i risparmiatori che si affidano al “fai da te”, in questo modo facendo compagnia agli altri operatori che, da indipendenti reali e privi di legami proprietari, cercano di orientarsi tenendosi informati. Tutti costoro dovrebbero trovare tutela nelle autorità che controllano la Borsa, in modo che le asimmetrie informative non divengano macroscopiche, magari debordando nel diritto penale. Ecco, a tal proposito avrei qualche dubbio da avanzare.

Martedì scorso i mercati si sono aperti con la notizia che Olimpia era stata messa all’asta. Le azioni di Telecom Italia ne hanno risentito marginalmente, rivalutandosi dello 0,6 per cento, ma quelle di Camfin (finanziaria che fa capo a Tronchetti Provera) sono salite del 7,14, quelle di Pirelli del 6,28, e quelle di Benetton del 5,15. Non è la prima volta, perché a partire dall’estate scorsa è già stato unilateralmente annunciato l’accordo con Murdoch e la nascita della Media Company, i contatti per la vendita agli indiani od ai russi, e l’accordo con gli spagnoli. Ogni volta i titoli salivano su, salvo poi ridiscendere perché la notizia era affetta da inconsistenza, o perché la politica si metteva di traverso.

La differenza con l’ottovolante è che in quello tutti vedono quando c’è la salita e quando la discesa, mentre in Borsa solo alcuni sanno cosa si sta per annunciare e quanto l’annuncio sia fondato. La sensazione sgradevole è che il controllore sia distratto, magari a zonzo nello stesso Luna Park, ma intento a tirare ai barattoli: tre palle un soldo.

www.davidegiacalone.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario