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La democrazia e gli aderenti al Movimento 5 Stelle

Il Grillino che è in loro

La Casaleggio associati è comproprietaria del Fatto Quotidiano. E ha collaborazioni con Jp Morgan, Bnp Paribas e tanto altro. Ma a un grillino che importa? Lui ha fede cieca nel condottiero. Ed è per questo che deve fa paura.

di Massimo Pittarello - 07 settembre 2012

“Casaleggio prende per il culo tutti. Nel Movimento la democrazia non esiste. Adesso in rete non si può più parlare. E’ un sistema padronale”. Non dite che ci voleva il fuori onda del consigliere regionale dell’Emilia Romagna, Giovanni Favia, per capire come stanno le cose dentro alla creatura di Beppe Grillo.

“Ci vediamo in Parlamento” è l’appuntamento al sapore di minaccia che il comico genovese da alla classe politica. Ma che dovrebbe preoccupare tutti noi. Non per Grillo in sé, ma per Grillo in me, e soprattutto per Grillo in loro. E’ palese che l’antipolitica del M5S è una conseguenza, e non una causa, dell’attuale scenario italiano; ma il carattere degli aderenti al “movimento” ha il profilo dal contorno definito: disprezzo, odio pregiudiziale, desiderio di vendetta, presunzione. E oggi non parliamo di singoli individui, ma di paura e risentimento organizzati in entità politica. E la paura organizzata in voglia di vendetta dovrebbe sempre far paura. Ecco dove sta il pericolo Grillo: in sostenitori così accecati dalla sete del sangue della casta che sarebbero disposti a seguire chiunque, anche il più incoerente, voltagabbana, guitto e populista comico di questa Italia sgangherata.

A Parma, appena eletto sindaco, Federico Pizzarotti è stato subitaneamente scomunicato (o quasi) dal movimento stesso. Forse lo stesso Grillo sapeva che il neo primo cittadino ci avrebbe messo un’era geologica per insediare una giunta (46 giorni), e che dopo qualche mese avrebbe giustificato l’immobilismo della stessa arroccandosi in dichiarazioni stile Berlusconi: “se siamo ancora fermi è colpa del passato”, oppure che è “colpa dei giornalisti”. Per non essere da meno dall’omino di Arcore, Pizzarotti non ha mancato di rilasciare una lunga intervista a “Chi”, portando però a casa intanto solo due provvedimenti concreti: “lotta dura alla movida di Parma” (??) e taglio degli stipendi dei politici locali. Per il populismo abbiamo fatto. Per il rilancio della città, invece, siamo ancora ansiosi di vedere come andrà a finire. Intanto il debutto al Teatro Regio del sindaco grillino è riuscito nell’impresa di far litigare le due orchestre per un appalto.

Ma questo “movimento della rete” è giovane si dirà. Tanto giovane che lo stesso Grillo, in uno suo spettacolo, ci spiega che in un anno le visite al suo blog sono passate da 0 a 160mila. Magia? No. Capacità e competenze? Si, ma non le sue. Quelle della Casaleggio Associati, società comproprietaria del Fatto Quotidiano e fino a poco tempo fa incaricata di gestire il blog di Di Pietro fino al punto da influenzare fortemente le scelte politiche. Creata da specialisti che lavoravano per Telecom, capitanati da Gianroberto Casaleggio (che, parole sue, “è cofondatore del Movimento”), questa società ha azionisti, partecipazioni e partner e internazionali. Tra gli altri si segnala Enamics, società Usa che annovera fra i suoi clienti JP Morgan, BNP Paribas, American Financial Group e il Dipartimento del Tesoro americano. Altro che il “governo Monti governo delle banche”. Cosa ci vuole a ipotizzare che la società di Casaleggio, con tutti questi interessi in campo, abbia voluto puntare sul disfacimento dell’Euro e stia utilizzando il buon comico come il migliore fra gli “utili idioti” a disposizione per spingere al crollo dell’Unione Europea?

Fantapolitica? Può darsi. Ma più che altro la prima dimostrazione di quanto sia facile predicare bene e razzolare male. Ne volete una seconda? Eccola. Grillo (29/08/12) si chiede: “quanti soldi ha preso Benigni per andare alla festa del Pd?”, dimenticandosi che pochi anni fa era proprio lui ad andarci e a farsi pagare dal partito. Sempre e comunque, fin dagli anni Ottanta. Una sera, a Dicomano, un po’ perché pioveva, un po’ che il genovese arrivò in ritardo, si incassarono solo 15 milioni, quando il cachet di Grillo era di 35. I ragazzi che organizzavano provarono a ricontrattare: niente. Grillo volle fino all’ultima lira. Ma i ragazzi erano ragazzi e i soldi non ci stavano. Solo il 26enne Franco Innocenti poteva presentare una busta paga. Un privilegio che gli valse l’accensione di un mutuo ventennale con la Banca Toscana, nonostante il giovane avesse una madre invalida al 100%. Quel che si dice “una serata andata storta” per Franco, e “avere a cuore il futuro dei giovani” per Beppe.

Le mani, per restare pulite, non devono uscire dalle tasche; non devono fare nulla. La gara a chi è più puro in politica è persa in partenza. E se queste sono le prime e superficiali premesse, siamo davvero curiosi di sapere cosa accadrà con i primi parlamentari di questo “movimento della rete”. Il problema non sono gli yacht o le Ferrari che Grillo ha avuto o non ha avuto, che abbia prima criticato e poi usufruito del condono fiscale nel 2003, che guadagni milioni di euro l’anno, che nel 2000 terminava ogni suo spettacolo distruggendo un pc mentre ora predica “l’era di internet”, o che sia colpevole di omicidio colposo plurimo, fra cui un bambino di tre anni senza aver fatto nemmeno un giorno di carcere. Il problema è che una massa di delusi, repressi, frustrati e invidiosi vede in lui l’uomo della provvidenza, il salvatore della Patria, senza accorgersi, accecata com’è dal veleno che gli ha immesso in corpo questa classe politica, che in Italia di duces ne abbiamo visti a sufficienza, e che i risultati sono sempre stati nefasti.

Si dirà che movimenti di questo genere esistono anche nel resto d’Europa. Falso. Il Piratenpartei, a cui spesso il M5S viene paragonato, ha statuto rigido, dettagliato e simile a quello dei partiti tradizionali. Il M5S, al contrario, per propria scelta e definizione, ha un “non-statuto”. E in questa “cosa” di 7 pagine non si nominano organi interni, modalità di risoluzione delle controversie, esclusione di un membro e cosi via. Però, in compenso, si dice che Grillo è l’unico titolare dei diritti e dell’uso del contrassegno del Movimento. Un modo per affermare l’assolutezza del potere di chi comanda; un potere che tutto può e tutto decide, perché esso è condottiero indefettibile. E se il popolo che lo segue è fomentato da slogan accattivanti, incazzato per una realtà sempre più dura, da un futuro sempre più oscuro, e – soprattutto – corroborato dall’inettitudine della classe politica tradizionale, dovremmo cominciare davvero a preoccuparci. Sappiamo quanto reazioni popolari costruite su queste premesse possano essere pericolose. Non solo per la politica di palazzo, ma per la società politica tutta.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario