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L’ambiguità pericolosa della politica estera

Il gioco sporco delle contraddizioni

Tenendo due piedi in una scarpa l’Italia dei furboni rischia di rimanere scalza…

di Davide Giacalone - 18 giugno 2007

Che il governo italiano lavori diplomaticamente per diminuire i pericoli che corrono i nostri militari all’estero è cosa buona e giusta. Ma se per fare quel lavoro si devono fare concessioni a quei Paesi, Iran e Siria in testa, che sono la causa prima della guerra contro la quale i nostri militari sono stati schierati allora è evidente che c’è una contraddizione. Da una parte rispondiamo all’appello dell’Onu per garantire il disarmo e la sicurezza della popolazione civile, dall’altra, per evitare gli scontri, consentiamo l’afflusso di armi e soldi verso i terroristi. Tirate le somme, i rischi per i nostri militari aumentano, ed aumentano anche quelli per la nostra popolazione civile.

Vale per il Libano e vale per la Palestina. L’interesse della Siria è smembrare il Libano, farlo sparire come entità politica autonoma, utilizzarne i conflitti per minacciare la sicurezza di Israele. L’esatto contrario del nostro interesse e di quello difeso dalle Nazioni Unite e dai nostri alleati. In Palestina l’Iran continua a fornire aiuti ad Hamas, rendendo impossibile il suo passaggio ad essere forza di governo, con questo cancellando dal futuro anche la sola ipotesi dell’esistenza di uno Stato palestinese che sarebbe una concretissima minaccia all’esistenza d’Israele. Il nostro interesse è l’esatto opposto.

Quando Hamas vinse le elezioni fu chiaro a tutti che i palestinesi si trovavano ad un bivio: o quella forza si sarebbe disposta a governare nell’interesse del proprio popolo, interpretando un realismo politico che smentisse l’intollerabile estremismo verbale ed armato, o si sarebbe mostrata disponibile ad essere utilizzata quale forza mercenaria pronta a servire il padrone teocrate. Anche Hamas non è un monolite, ma la forza economica e politica di iraniani e siriani ha fatto vincere la parte incompatibile con la pace. Noi italiani non possiamo far finta di non sapere che è finita la stagione storica apertasi dopo la seconda guerra mondiale e che, quindi, lo spazio per stare nella Nato dialogando e facendo affari con il nemico si è ridotto. Tenere il piede in due scarpe rischia di non essere una furbata, ma un modo per restare scalzi. Nell’immediato questo può risparmiarci qualche attacco diretto, ma subito dopo ci porta all’emarginazione internazionale ed al rischio di dovere pagare sul nostro territorio l’incapacità di tener fede agli impegni. Quel rischio, a sua volta, chiederà sempre più ampi cedimenti alle forze della guerra e del genocidio per evitare danni da noi irreparabili.

Tutto questo per dire che la politica estera dovrebbe oggi chiamare le forze politiche ad una prudente e lungimirante collaborazione, se non fosse che questo è reso impossibile dalla pochezza ed autolesionismo della situazione interna, finendo con il porre una pesantissima ipoteca sul futuro. So che a molti questi sembrano scenari lontani, estranei, sui quali non abbiamo nessuna influenza. Ma l’influenza possono averla sulle nostre vicende nazionali, e del tutto negativa. Questo governo, già caduto sulla politica estera, mancante di maggioranza su questi delicatissimi temi, è un problema per tutti.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario