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Mastella e la crisi della giustizia

Il ghigno della storia

L'inchesta che coinvolge l'ex ministro è rivelatrice del punto a cui si è giunti

di Davide Giacalone - 18 gennaio 2008

Il presidente del consiglio ha preso l’interim della giustizia e lo terrà per poco tempo. Attendo il ritorno di Mastella, ha detto Prodi. Ove mai questo accada il ministro plurinquisito si ritroverebbe al fianco di quelli che hanno sostenuto l’opportunità delle dimissioni di ogni inquisito da qualsiasi cosa, che ne hanno promosso la morte civile e non si sono scomposti quando ne hanno constatato la soppressione fisica. Dato che, in tutti questi anni, siamo stati fra le poche voci coerenti nel sostenere l’inciviltà del giustizialismo, sia esso di marca fascista o comunista, brandente il cappio o rincoglionitosi nel girotondo, forse dovremmo festeggiare. Ma non lo facciamo, perché in questo disgustoso rivoltamento di frittata vediamo il permanere di tutta l’immoralità che ha accompagnato la distruzione della giustizia italiana. L’inchiesta sui Mastella, intesi come famiglia e come partito, ha tutta l’aria di essere una boiata, ma non spetta a me dirlo, a me basta ripetere che la presunzione d’innocenza è intangibile. L’idea, però, che resti al suo posto un ministro della giustizia che ha diverse indagini aperte sul proprio conto, e la moglie agli arresti domiciliari, è ridicolmente rivelatrice del punto cui si è giunti. Tanto più che questo stesso ministro ha fatto di tutto per assecondare i peggiori desideri della corporazione. Si è prestato a smontare un già tiepido ordinamento giudiziario. Andò dagli avvocati a spiegare che le ragioni della forza lo portavano a stare dalla parte dei magistrati. In un confronto pubblico con me disse che lui neanche voleva farlo, il ministro della giustizia, mi diede ragione per le cose che sostenevo ed aggiunse che certo lui non le avrebbe fatte. Un personaggio surreale, insomma.

Ha accompagnato le dimissioni con un discorso parlamentare molto duro, puntando l’indice contro certa magistratura. Ma che ha fatto, lui, per cambiare le cose? Nulla, anzi, le ha peggiorate. Eppure al governo lo attendono, sperano che torni, in questo modo continuando a non far nulla ed a prolungare la vita di una coalizione dove non convivono i diversi, ma gli opposti.

La seconda Repubblica poggia le sue fradice fondamenta sulle sabbie mobili del giustizialismo e dell’inciviltà del diritto. Che affondi per un sovraccarico di giustizia impazzita e di politica che ora abbraccia gli inquisiti per non perdere la maggioranza è orrendamente grottesco, ma mette in mostra, se non altro, il ghigno della storia.

www.davidegiacalone.it

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