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Attenti alle sirene delle agenzie di rating

Il futuro guarda ad Est

Andiamo oltre i giudizi di rating cervellotici e parossistici

di Marco Scotti - 04 maggio 2010

Vedere la Spagna con un rating di lungo periodo migliore di quello della Cina è come scommettere che nei prossimi anni il Chievo avrà maggiori successi dell"Inter. Certo, tutto può succedere, ma basterebbe vedere i numeri. La Spagna sta vivendo un 2010 forse perfino peggiore del già disastrato 2009 (che l"ha vista inserita nel famigerato gruppo dei Pigs); la Cina, dal canto suo, ha vissuto un 2009 poco brillante. Chi legge penserà: "una contrazione della ricchezza prodotta?".

Non esattamente, semplicemente una crescita per la prima volta non a due cifre che si attesta su un + 8%. Il problema è che circola ancora un"idea, sempre più priva di fondamento, che la Cina sia l"ennesima, gigantesca bolla che i mercati dovranno affrontare. Certo, Pechino non è la panacea a tutti i mali, ma non foss"altro perché è in possesso di quasi metà del debito pubblico americano andrebbe guardato con maggiore ottimismo.

E poi, gli investimenti sulle tecnologie più moderne, sulle autovetture, il tutto condito da uno stato che, data l"enormità della sua estensione è pressoché autosufficiente. E" giunto il momento di dare alla Cina quella fiducia che finora un mercato (e, di conseguenza le agenzie di rating) eccessivamente statico - per non dire snob - le ha voluto negare. Inutile fare gli struzzi o aggrapparsi agli anni 80, il futuro è a est, meglio prenderne coscienza fin da subito. Mi si conceda infine una battuta sulle società di rating: per carità, nulla da eccepire su di loro, ma i giudizi che emettono appaiono a volte talmente cervellotici da sfiorare il parossismo.

Andrebbe tutto bene, se non fosse che molti, troppi manager moderni preferiscono affidarsi alle lettere di S&P"s e simili piuttosto che al vecchio e proverbiale fiuto. Senza contare che un organismo come la Bce ha deciso di inserire tra i requisiti per il collaterale anche il giudizio che le tre principali agenzie di rating (Standard & Poor"s, Moody"s e Fitch) producono sui bond sovrani.

Ma forse qualcosa si muove, se la Banca Centrale ha deciso, per tutelare Atene, di sospendere fino a data da destinarsi il limite minimo di rating sui titoli di debito. E" una decisione che, seppur tardiva, va accolta con favore perché potrebbe segnare un primo, timido segnale di distacco da parametri arbitrari e privi di fondamento predittivo. Un avvenimento che, nei giorni convulsi che stiamo vivendo, va salutato con ottimismo.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario