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Public Policy

Ancora un passo avanti e dieci indietro

Il flop della politica italiana

La crisi è incontrastata, e l’indecisione sovrasta la necessità d’agire

di Lorenzo Lo Basso - 20 giugno 2005

Unica forza coerente in campo è la Lega. Questa sconfortante realtà dovrebbe stimolare i cervelli e, soprattutto, le coscienze dei nostri politici. Negli ultimi anni il Carroccio ha portato avanti i propri piani sfascisti, modificato la Costituzione, messo in dubbio la funzione del Presidente della Repubblica, alimentato la non concertazione sociale, bruciato il tricolore e organizzato manifestazioni contro l’Europa. Insomma ha realizzato il programma, senza andare a Porta a Porta per pubblicizzarlo. Si ha la netta sensazione che solo le forze politiche estreme, con le idee più balzane, riescano a rapportarsi senza troppi trucchi con la propria base, e a mantenerla. Marco Follini stigmatizza le dichiarazioni della Lega, le definisce “gli istinti più provinciali della politica italiana”, ma intanto è con Bossi che governa. Alleanza Nazionale, dal canto suo, fa dell’unità nazionale il proprio nome, ma vota la devolution che modifica la Costituzione Repubblicana e scende a patti con chi fa dello “Stato Padano” il punto uno del programma. Paradossale. Evidentemente il tempo degli strappi, dei grandi ideali è passato di moda. Quello che stupisce è che i politici, che dovrebbero essere capaci di intuire e prevedere i temi che domineranno nei prossimi tempi, siano incapaci di capire che saranno le ricette di lungo periodo a fare la differenza e che il confronto sui valori sarà fondamentale anche a livello elettorale.

Il moderatismo è sospeso, e sarà sospeso fino a quando non si sgombrerà il campo da certi mal di pancia che col moderatismo mal si accordano. Il nostro futuro è a rischio, l’orizzonte offre crisi e recessione. Compito dei leader sarebbe quello di condurci fuori dalla tempesta, senza altro pensiero; questa classe dirigente pare invece spaventata ed insicura, incapace di prendere alcuna decisione se non assecondata dal sondaggio di turno. La palla passa allora a noi, agli elettori, che possono dare la medicina giusta: il dimissionamento degli incapaci.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario