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Le ragioni della crisi di Governo

Il filo rosso c’è e si vede

Per la seconda volta Prodi è stato messo nell'angolo dal settarismo di sinistra

di Elio Di Caprio - 22 febbraio 2007

“La sinistra è come un grattacielo senza corrente. Il suo esercito è allo sbando, pieno di reduci dall"identità ferita, giustamente diffidente dei suoi generali. Più vicina a Babele che a Bad Godesberg”. E" quanto sosteneva nel lontano 1991, prima di Tangentopoli, Ferdinando Adornato, già collaboratore dell"”Unità”, nel suo saggio “Oltre il socialismo”. Ciò accadeva prima che il deputato di Forza Italia fosse accolto alla corte di Silvio Berlusconi per fare “alta” cultura in nome della destra. Già allora Adornato voleva andare oltre il socialismo come il D"Alema del 2007 e sappiamo dove è approdato. Tanta strada non si è fatta se l"analisi lucida e impietosa di Adornato potrebbe tranquillamente valere anche oggi dopo tanti anni di vita travagliata della sinistra all"ombra del bipolarismo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti : è venuto alla luce un settarismo ancora più virulento di prima nella famiglia ex comunista dove sembra che la resa dei conti non debba avere mai un termine. Non ci sono solo gli ex comunisti istituzionali dei DS, a loro volta divisi in correnti e “correntoni”. Ci sono i comunisti italiani e quelli di Rifondazione, con l"aggiunta dei Verdi che si sono spostati a sinistra e, come se non bastasse, della sinistra antagonista extraparlamentare che fa da guardia all"ortodossia. E" una vecchia storia di rivalità e inconcludenze che aveva già messo in crisi il socialismo del primo novecento. Ora si ripete dopo quasi un secolo con altri personaggi e in diversi contesti come se il panorama italiano e globale non fosse da allora radicalmente cambiato. Le lotte intestine non si manifestano più nell"ombra ovattata di Botteghe Oscure, ma si riproducono apertamente all"esterno con le tante ambiguità che hanno punteggiato la vita del governo Prodi fino all"immancabile crisi odierna. Trappole e trabocchetti sono all"ordine del giorno e non è bastata la baldanzosa sicumera di Massimo D"Alema a mettere in riga tutto il variegato mondo della sinistra che per anni ha pensato che i problemi del suo orticello riguardassero la generalità dei cittadini. E" questo un vecchio riflesso condizionato, un"eredità storica di chi ha sempre preteso di interpretare la verità e la storia per conto di tutti gli altri. La guerra di posizione nell"ambito della sinistra interessa fino a un certo punto gli osservatori esterni. Ma poi? Certo si può sapientemente far riesplodere il “caso” Brigate Rosse prima delle grandi manifestazioni di piazza per mettere nell"angolo le frange più esagitate e violente della sinistra extraparlamentare (e non solo), ma serve a poco. Non si può pretendere di “normalizzare” d"incanto una protesta sociale e civile cavalcata acriticamente dall"intera sinistra quando era all"opposizione del governo Berlusconi. Ritorna l"equivoco della sinistra di lotta e di governo e qualcuno ne fa le spese. No Tav, no Base, no rigassificatori non sono slogans intercambiabili che poi si adattano e si piegano alle diverse maggioranze di governo, restano come un macigno a impedire qualsiasi azione di cambiamento, diventano un nuovo credo e una nuova ideologia difficili da estirpare. Del resto l"istinto conservatore che sembra contrassegnare l"estrema sinistra influenza a cascata anche gli alleati di coalizione, non riguarda solo le opere pubbliche, arriva anche al nostro patto costituzionale che non si dovrebbe toccare per principio, neppure per correggere gli articoli più datati e superati. Saremo mai moderni? Se lo è chiesto recentemente un acuto saggista come Sergio Romano, a proposito degli enormi ritardi fin qui accumulati dal nostro Paese. Secondo Romano gli italiani sarebbero ancora prigionieri del passato e per questo hanno mancato finora tutti gli appuntamenti con la modernità, a partire da quello fondamentale per una riforma della Carta Costituzionale nata da un mediocre compromesso e ormai inadeguata. Forse il giudizio di Romano è veritiero nel suo complesso, ma certamente pochi passi avanti potranno essere fatti fino a quando una buona parte del Paese sarà rappresentata da una sinistra corrosa dal suo passato, intenta più a fare ordine tra le sette ideologiche interne che a fare i conti con la modernità.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario