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Ripensamenti in Francia, Germania, Italia

Il federalismo? Portiamolo in Europa

Il decentramento affascina, ma i sistemi nazionali non riescono a reggerne i costi

di Enrico Cisnetto - 20 aprile 2005

La devolution costa cara e per tutti. Tant’è vero che Francia e Germania fanno i conti e cercano delle soluzioni alle loro rispettive emorragie federali, mentre l’Italia discute e polemizza, annaspando tra una riforma e l’altra, entrambe di scarso successo. E pensare che la Germania vanta un lungo passato federale. Tuttavia, da un recente rapporto sui conti pubblici dei 16 Länder, si viene a sapere che, per esempio, la città-stato di Berlino soffre di un debito di quasi 60 miliardi di euro, oppure che i Länder di Brema e del Saarland non riescono a coprire il deficit, pur beneficiando dei trasferimenti perequativi. Ora la soluzione trovata dal governo tedesco sarebbe un patto di stabilità interno, tenuto sotto controllo da un relativo consiglio, composto da esponenti del Governo federale, dei governi regionali, della Bundesbank ed esperti indipendenti. L’organismo analizzerebbe l’andamento dei conti pubblici e introdurrebbe misure speciali nel caso in cui le regioni dovessero fallire gli obiettivi del bilancio. Berlino, quindi, non ammette sgarri e non rinuncia alla sua proverbiale severità. Anzi, nel caso un Land non riuscisse ad adeguarsi finanziariamente in tempi rapidi, il Governo centrale non esclude, per ipotesi, l’estinzione del Land stesso. Attraversando il Reno, invece, si vede che la situazione è ancor più critica.La Francia ha deciso di intaccare il suo centralismo secolare, da sempre garante un servizio pubblico e un’amministrazione efficienti. Un anno fa il premier francese, Jean-Pierre Raffarin, avviò un programma, tuttora in opera, di riforme strutturali secondo gli schemi federali. Il progetto prevede il trasferimento alle Regioni, entro il 2008, di competenze economiche quali formazione dei lavoratori, aiuti alle imprese, progetti industriali e gestione di parte del personale parascolastico. Ai Dipartimenti, a loro volta, spetterebbe il controllo della rete delle routes nationales, gli aiuti ai giovani in difficoltà, la seconda tranche del personale parascolastico, ma soprattutto l’amministrazione dei fondi di disoccupazione Rmi e Rma, Revenue minimum e d’activité. Il rischio è che, se queste attribuzioni venissero mal gestite, apporterebbero un duro colpo alle casse dei governi locali, quindi alle tasche dei cittadini francesi. Si stima, infatti, che i Dipartimenti si vedranno costrette ad aumentare le imposte di 4-6% ogni anno, fino al 2010. Le Regioni, intanto, hanno già annunciato, per il 2005, un aumento medio del loro tasso impositivo del 21,5%. Ed ecco perché le autorità locali si oppongono alla devolution. Parigi, tuttavia, potrebbe prendere delle misure drastiche ed essere costretta a imporre la devolution per decreto, superando con l’irruenza il blocco eretto dalla “periferia”. E ora l’Italia. Le ultime previsioni sostengono che, per il 2010, sulle spalle delle Regioni potrebbe pesare un bilancio enorme. La nuova spesa per le competenze trasferite dallo Stato per sanità, scuola e assistenza sociale, infatti, salirebbe a circa 69 miliardi di euro. E, con la cancellazione dei trasferimenti diretti da parte dello Stato, prevista per lo stesso anno, le spese regionali schizzerebbero addirittura a 150 miliardi. E dove li troviamo noi tutti questi soldi? Con i meccanismi di autonomia fiscale, le regioni dovrebbero recuperare 269 miliardi di euro all’anno. Sì, ma a colpi di tasse, gabelle e ticket. Quindi mettendo le mani nelle tasche degli italiani. E l’aumento dal 6,7% al 18,2% del pil delle imposte dirette e indirette locali significherebbe una pressione fiscale locale moltiplicata per tre. Insomma che dire? Il federalismo continua ad affascinare un po’ tutti, ma, facendo i conti, si vede come i sistemi nazionali siano poco capaci di reggere costi così alti. Questo allora suggerisce non tanto la dismissione della veste federale, quanto il suo utilizzo a livello europeo.

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