ultimora
Public Policy

Il buco nero della casta sanitaria italiana

Il dito, lo stolto e la luna

Un sistema sanitario sempre più inefficiente, “mammellone” e clientelare

di Cesare Greco - 17 luglio 2008

Ancora una volta la sanità italiana si conquista gli onori della cronaca nera cui segue, puntuale, polemica politica. Ormai è una costante a cadenza quasi mensile e non vi è aspetto penalmente rilevante che non sia stato toccato. Corruzione, concussione, distrazione di fondi, abuso di ufficio, omissione di atti di ufficio, attentato alla salute dei cittadini, manipolazione delle gare di appalto e, ma non pare sia reato, spartizione clientelare degli incarichi.

Ogni volta che un nuovo scandalo scoppia, inizia il coro delle indignate sorprese, si minacciano commissariamenti, si scopre che mancano i controlli, si sollecitano iniziative perché si vigili su una spesa totalmente fuori controllo, si auspicano tagli che, saltando tutta la filiera che determina gli abnormi sprechi dispersi in mille rivoli, finiscono per ricadere sulla qualità dell’assistenza e quindi sulla salute dei cittadini utenti-contribuenti. Si potrebbe parafrasare l"abusata parabola del dito, dello stolto e della luna affermando che quando il dito indica la luna il “furbacchione” si spertica in dichiarazioni sul dito e su come questo andrebbe modificato evitando accuratamente qualsiasi accenno alla luna.

Il dito sono gli sprechi, le inefficienze, le connivenze, le mazzette, il sistema delle consulenze, le cliniche Santa Rita, le spartizioni clientelari. La luna è rappresentata delle leggi che negli anni hanno trasformato il sistema sanitario nazionale (SSN) in un mammellone a cui attaccarsi per suggere denaro pubblico e sistemare i propri clienti. Un sistema di spartizione clientelare degli incarichi di dirigenza e di costose consulenze spesso inutili e incomprensibili, che è stato reso perfettamente legale dall’ultima legge 229 del 19 giugno 1999 (meglio nota come legge Bindi) che all’art. 15-ter, secondo comma stabilisce che : “l"attribuzione dell"incarico di direzione di struttura complessa e" effettuata dal direttore generale (che come è noto è di nomina politica ndr) (…) sulla base di una rosa di candidati idonei selezionata da una apposita commissione.

La commissione, nominata dal direttore generale, e" composta dal direttore sanitario (di nomina del Direttore Generale ndr), che la presiede, e da due dirigenti dei ruoli del personale del Servizio sanitario nazionale, preposti ad una struttura complessa della disciplina oggetto dell"incarico, di cui uno individuato dal direttore generale ed uno dal Collegio di direzione” e ancora all’ Art. 15-septies
(Contratti a tempo determinato) primo comma: “i direttori generali possono conferire incarichi per l"espletamento di funzioni di particolare rilevanza e di interesse strategico mediante la stipula di contratti a tempo determinato e con rapporto di lavoro esclusivo, entro il limite del due per cento della dotazione organica della dirigenza, a laureati di particolare e comprovata qualificazione professionale” (…) e al secondo comma: “le aziende unità sanitarie e le aziende ospedaliere possono stipulare, oltre a quelli previsti dal comma precedente, contratti a tempo determinato, in numero non superiore al cinque per cento della dotazione organica della dirigenza sanitaria, ad esclusione della dirigenza medica, nonché della dirigenza professionale, tecnica ed amministrativa, per l"attribuzione di incarichi di natura dirigenziale, relativi a profili diversi da quello medico, ad esperti di provata competenza” (…). All’art. 15 opties, infine si stabilisce che: “per l"attuazione di progetti finalizzati, non sostitutivi dell"attività ordinaria (???), le aziende unità sanitarie locali e le aziende ospedaliere possono (…) assumere con contratti di diritto privato a tempo determinato soggetti in possesso, di diploma di laurea ovvero di diploma universitario, di diploma di scuola secondaria di secondo grado o di titolo di abilitazione professionale, nonché di abilitazione all"esercizio della professione, ove prevista” (di tutto e di più ndr).

Per comprendere come per legge si sia stabilito il controllo militare da parte del sistema politico sul sistema sanitario e sulla spesa che questo comporta, occorre ricordare che il Direttore Generale è esclusivamente di nomina politica e da ciò discendono tutta una serie di attribuzioni di incarichi più o meno profumatamente pagati che riguardano sia gli aspetti più squisitamente assistenziali (missione principale se non esclusiva di un’azienda sanitaria) sia i non meglio precisati contributi professionali. Si comprende dunque come all’interno del SSN trovino appagamento legale tutta una serie di aspettative clientelari legate agli interessi dei politici di turno.

Non mi sembra scandaloso, date le condizioni, che un Direttore Generale di ASL abbia come principale priorità quella di favorire il mantenimento e il finanziamento del sistema di potere del proprio politico di riferimento, dal quale derivano il proprio incarico e il proprio presente e futuro professionale e, in ultima analisi, il proprio non trascurabile stipendio. Se le “mazzette” di un tempo (ma lo scandalo abruzzese sembra dimostrare la loro triste attualità) servivano a finanziare la costruzione e il mantenimento del consenso, oggi ci può pensare direttamente la pubblica amministrazione, attraverso il conferimento di incarichi di consulenza ben retribuiti per i galoppini elettorali come stabilito dagli articoli di legge riportati.

Già questo sistema sarebbe di per se sufficiente a stornare pubblico denaro per il pagamento di migliaia di incarichi di dubbia utilità, ma se a ciò si aggiungono i mancati controlli su quanto erogato all’ospedalità privata accreditata (che rappresenta un enorme capitolo a parte) e la normale, tradizionale, corruzione su gare di appalto e forniture che periodicamente vengono alla luce, si capisce come il SSN sia un buco nero da cui è difficile uscire senza una profonda e radicale riforma. Ma perché nessuno, a sinistra come a destra, pone il problema di questa riforma? Perché il sistema attuale, così come congegnato, rappresenta un sistema di finanziamento della politica troppo efficiente ed efficace per poter essere smontato. Efficiente ed efficace per chiunque tranne che per i cittadini pazienti-contribuenti, che vedono (soprattutto in alcune regioni) tagliate prestazioni e possibilità di cure adeguate, essendo incomprimibili le spese per il mantenimento di tutto il carrozzone clientelare.

Oltretutto, anche da parte della stampa, si continua a spacciare il SSN, così come si è andato configurando dopo la malaugurata abolizione del sistema mutualistico nel 1978 (a proposito, ricordate quando il medico di medicina generale e il pediatra venivano a casa se chiamati?), per un sistema democratico costruito per tutelare gli interessi dei cittadini, mentre appare sempre più evidente che si tratta di un sistema che sottrae risorse, che potrebbero essere utilizzate per una vera assistenza, per ridistribuirle ad un’oligarchia parassitaria e inefficiente. Ma la luna, o meglio in questo caso il buco nero, non lo indica nessuno e nessuno ne denuncia la natura. Anche l’ottimo articolo di Gian Antonio Stella, comparso sul Corriere della Sera del 17/07/08, pur denunciando una serie di fatti gravi, non individua la causa prima del disastro, ovvero l’organizzazione stessa del SSN e, soprattutto, le leggi che lo regolano.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario