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Il terrorismo colpisce solo ai fianchi

Il diabolico opportunismo di Al Qaeda

L’Europa non può più permettersi di abbassare la guardia. L’allerta deve essere costante

di Antonio Picasso - 14 luglio 2005

Chi mai se le aspettava, vero? Le bombe, dico. So che il sarcasmo può risultare fuori luogo, ma è ancor più disarmante il fatto che del terrorismo l’Europa se ne era dimenticata. E per la seconda volta, in poco più di un anno. Sì, le misure di sicurezza c’erano e probabilmente nessun governo aveva abbassato la guardia, certamente non quello britannico. Tuttavia, per quanto riguarda l’opinione pubblica, di Al Qaeda si era perso il polso. Terribile. Terribile anche perché lo stesso era accaduto poco prima dell’11 marzo 2004. Altro che sbagliando s’impara! I terroristi avevano colpito la Spagna perché ritenuta, allora, il ventre molle della coalizione in Iraq. Non per nulla all’attentato di Atocha seguirono le elezioni. Aznar fu sconfitto e il nuovo Primo ministro Zapatero ordinò l’immediato ritiro del contingente iberico dalle zone di guerra. Il 7 luglio la situazione era differente, ma non in modo abissale. Nel senso che gli sguardi della gente comune erano rivolti altrove. Con l’Ue in piena crisi, il G8 allo porte, i soliti, noiosi e girovaghi no global assiepati nelle brughiere scozzesi, ben altri erano gli interessi dei cittadini dell’Unione.

Certo, l’attentato è stato un fallimento, sotto ogni punto di vista. Limitato il numero di vittime. Contenuto e subito ripreso lo svarione finanziario. E soprattutto il morale britannico che ha parato il colpo con la sua grinta proverbiale. Tuttavia le bombe sono esplose, riportando il terrorismo in prima pagina. Ed è questo il fenomeno disarmante. Dall’11 settembre 2001 a oggi, i grandi attentanti – New York, Bali, Madrid, il Mar Rosso – si sono susseguiti con una cadenza svincolata da qualunque disegno cabalistico. La ripetizione del numero 11, peraltro solo nel settembre 2001 e nel marzo 2004, è dovuta unicamente a una coincidenza temporale. Le attività di Osama e soci poggiano, invece, su altre modalità. Al Qaida entra in azione quando pensa che in Occidente sia passata la paura. Una strategia che consiste nel colpire, tornare nell’ombra, godersi le reazioni (convinti che tutto sia andato secondo i piani), far passare il panico, in modo che l’azione scivoli nel dimenticatoio collettivo, e farsi vedere di nuovo quando nessuno vi più sta pensando. Pieno sfruttamento l’effetto sorpresa, quindi. Ora l’Europa sta seguendo questo copione in modo pedissequo come terribile. Ad attentati avvenuti, si cerca di capire chi sarà il prossimo bersaglio e ci si aspetta un attacco nei prossimi giorni. Nulla di più sbagliato purtroppo. Al Qaida non riscuoterebbe lo stesso successo, se agisse ora, o nei prossimi mesi. I controlli sono capillari, l’allerta è ai massimi livelli, la gente ha paura e usa le metropolitane il meno possibile. Meglio aspettare, pensa Osama. Quando? Semplice, drammaticamente semplice. Quando l’Occidente tornerà a non pensarci e a non avere paura. Vale a dire quando la memoria di Londra si sarà raffreddata e le difese saranno abbassate.

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