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L'economia in tribunale

Il costo dellla malagiustizia

Incertezza del diritto e processi troppo lunghi. Ecco perchè gli investitori esteri non scelgono l'Italia

di Davide Giacalone - 15 luglio 2013

Chiedete in giro per il mondo e vi sentirete dire che acquistare e produrre in Italia, così accedendo all’ambito marchio del Made in Italy, è cosa che molti sperano di potere fare. Chiedete poi perché è così bassa la quota d’investimenti dall’estero effettivamente realizzati e vi risponderanno: perché da voi non c’è certezza del diritto, non sai mai cosa puoi o non puoi fare, e se ti capita di avere bisogno di un tribunale è come dire che devi ripassare con comodo, dopo lustri. Chiedete all’ambasciatore cinese in Italia, Ding Wei, e vi spiegherà che a fermare gli investimenti dal suo Paese è il “sistema legale italiano”. Poi guardi le statistiche europee e scopri che abbiamo più magistrati per abitante della media, spendiamo, pro capite, per finanziare la giustizia, più della media e abbiamo molti più avvocati della media. Quindi non è che ci manchi qualche cosa (semmai l’opposto), non è che si debba aumentare la spesa pubblica (semmai l’opposto), è che si deve profondamente riformare il sistema. E qui casca l’asino, perché le corporazioni togate unite, sorrette dal pregiudizio conservatore che s’ammanta di progressismo tarocco, saltano su a dire che ogni riforma altro non è se non la fine del diritto e l’avvento della sopraffazione e della legge del più forte. Tranquilli, quella roba ce l’abbiamo di già.

Il governo intende intervenire, con una serie di azioni, ricomprese in una strategia denominata “Destinazione Italia”. Se domandate a Enrico Letta vi risponderà che per il governo è “una priorità”. Si fa prima a chiedergli: scusi, cosa non è prioritario? La decisione è quella di convocare una cabina di regia (e questo film l’ho già visto), cui partecipino ministero degli esteri e dello sviluppo economico. Trovo ripetitivo anche scrivere che si deve finirla con gli annunci e passare ai fatti. Diciamo talmente sempre, tutti, le stesse cose che il governo sembra vecchio di anni, invece ha due mesi. Però, di grazia, sarebbe meglio prima stabilire cosa fare e poi, se non proprio farlo, almeno annunciare con precisione cosa si farà. Altrimenti siamo al nulla. E se si esclude d’intervenire sulla giustizia state sicuri che il nulla resterà nulla.

In questi giorni s’è fatto un gran plaudire attorno alla mirabile conquista per cui i figli sono tutti uguali. Giustissimo. Ma non era già così? No, il passo avanti c’è: eliminando non la differenza di diritti (già archiviata), ma anche di denominazione, fra figli legittimi e naturali si ottiene, fra le altre cose, l’effetto di spostare sul tribunale civile, e non più su quello dei minori, tutte le controversie che li riguardano. Giusto? Giusto, ma poi schiattano i tribunali civili. Perché se fai le riforme dei diritti e tralasci di far funzionare i doveri le belle idee poi finiscono sotto le macerie.

Per quel che riguarda gli investimenti dall’estero sono certamente utili la liberalizzazione degli affitti commerciali e la semplificazione delle autorizzazioni (a farle, però, mica solo a dirle), ma che succede se poi si apre un contenzioso? Affonda tutto nelle sabbie mobili della malagiustizia. Lo sanno tutti, anche sui ghiaccioli dell’Antartide. Sicché va anche bene la politica del cacciavite, come l’ha argutamente definita Dario Di Vico, ma cerchiamo di non presentarci armati di quello al cospetto di un terremoto. Si rischia di sembrare svitati.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario