ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Il centro-sinistra guarda la televisione (1)

I dati “macro” e di lungo periodo sulla tv

Il centro-sinistra guarda la televisione

E allora perché Prodi snobba e teme il tubo catodico? La sua è una paura immotivata

di Antonio Gesualdi - 27 marzo 2006

In Italia con la televisione ci facciamo di tutto. Anche un Presidente del Consiglio. E su questo equivoco sociologi e sondaggisti cercano di convincerci che votano Berlusconi quelli che guardano di più la televisione.
E ci casca anche Romano Prodi che dice: “il numero di voti per me è inversamente correlato al numero di ore passate davanti alla tv”. E’ chiaro che i bambini – sono quelli che passano più ore davanti alla tv – non votano.
Ma di fatto chi guarda più tv sono, invece, gli italiani che votano centro-sinistra. I sondaggi o le rilevazioni socio-professionali sono fatti a campione e quindi vanno per categorie, ma le categorie sono proporzionalmente omogenee. Le donne sono sempre più numerose degli uomini, pensionati e casalinghe sempre più numerosi di qualsiasi parte di popolazione attiva, urbanizzati sempre più numerosi di non-urbanizzati e così via. E dunque i sondaggi, in realtà, misurano se stessi. Guardano la televisione più i pensionati che gli attivi, classe media sia sociale che economica e livello di istruzione medio. Insomma guarda la televisione l’italiano-medio!
Se invece diamo un’occhiata ai dati macroscopici e di lungo periodo abbiamo che la densità di apparecchi televisivi è più alta nella regioni del Centro Italia. Abbiamo che nel Centro Italia c’è il maggior numero di abbonamenti Rai. Nel Centro Italia, ovvero nelle cosiddette “regioni rosse”, i programmi politici sono i più seguiti. La scorsa tribuna elettorale Prodi-Berlusconi, secondo i dati di Punto.com, ha perfino stracciato gli ascolti di Sanremo: l’avrebbero vista (sempre condizionale perché non ho ancora capito come si conta realmente questa roba!) oltre 16 milioni di persone. Il primato è dell’Umbria con il 64,8% su base regionale, le Marche, Toscana ed Emilia-Romagna con il 58% e poi la Sardegna con un decimale in meno. Tra gli ultimi a godersi o sorbirsi il duello elettorale i campani, i lucani e gli altoatesini (poco sopra il 40%). Insomma chi si è incollato alla televisione a vedersi il Prodi-Berlusconi è, statisticamente, un elettore di centro-sinistra più che di centro-destra. La stessa cosa avviene con i film di Nanni Moretti o di Roberto Benigni, con la lettura dei libri, con l’ascolto radiofonico (vedi tutti i dati Istat che ti pare!). Dunque Prodi sbaglia se pensa che andare in televisione significhi, automaticamente, parlare solo a chi vota Berlusconi. Anzi, andare in televisione – nei programmi dedicati alla politica – significa, invece, parlare al target di centro-sinistra.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario