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La nascita di Germanolandia

Il caso Cipro: tra concorrenza fiscale ed esproprio

Via i propri risparmi da questa Europa? Irresponsabile, ma non razionale.

di Davide Giacalone - 20 marzo 2013

Il gigante con il cervello da gallina s’inabissa nel mediterraneo. La catena d’errori commessi è così solida e lunga che qualcuno potrebbe ritenerla frutto d’intelligenza, anziché d’ottusa arroganza. Il costo è enorme, e se in queste ore qualche cittadino europeo si reca in banca per portare via i propri soldi gli si potrà dare dell’irresponsabile (e a me del procuratore d’allarme), ma non dell’irrazionale. S’è cominciato a sbagliare nel 2010, senza più smettere. Cipro è un’isola più piccola della Sicilia e della Sardegna. Ha un prodotto interno nell’ordine dell’1% di quello italiano. Un debito pubblico che pareggia il pil. Una storia (niente affatto conclusa) di divisione fra area greca e area turca. Nel 2004 sono entrati dell’Ue (era l’epoca, commissario Romano Prodi, in cui la si considerava un’iscrizione al club del golf). Nel 2007 nell’euro. Da dentro l’Uem sono rimasti un paradiso fiscale, mentre nelle loro banche si depositavano soldi russi, non necessariamente immacolati. Gli intelligentoni eurocrati hanno pensato che la cosa fosse sostenibile. Anche curiosamente esotica. Ma era la molla che caricava il disastro.

Giunti alla bancarotta, dopo mesi di governo sinistro inconcludente, sono andati a votare, mettendosi nelle mani di chi aveva la fiducia e l’appoggio della Germania. Vi ricorda nulla? La differenza sta nel fatto che gli italiani non l’hanno votato, ma preso quale commissario. Il reggente germanofilo ha chiesto l’aiuto europeo, per evitare che le banche saltassero, ed è qui che si dischiude il baratro, perché gli hanno imposto, in cambio, di procedere a un esproprio sui conti correnti bancari. Attenzione: la Grecia ha avuto 240 miliardi, il Portogallo 78, l’Irlanda 67, la Spagna 39, a tutti sono state poste condizioni gravose, relative al bilancio pubblico, ma a nessuno gli espropri. Per capire basta leggere le dichiarazioni di Wolfgang Schaeuble, ministro delle finanze tedesche, che ha fatto diretto riferimento alla concorrenza fiscale cipriota, destinata ad attirare capitali. L’esproprio, pertanto, sa di vendetta. Poco male, tanto pagano russi non galantuomini? Erroraccio, perché non solo pagano tutti, anche i cittadini che hanno in banca qualche migliaio di euro, ma giganteggia il messaggio: dentro l’area dell’euro è possibile che non solo una banca, ma direttamente uno Stato violi le regole del proprio mercato, togliendo denaro a chi ci aveva creduto. Fuggirne è razionale.

Da Eurocraziolandia si fa sapere che ciò accade solo per Cipro, non si ripeterà. E chi ci crede? Chi lo dice? Chi rappresenta? Se l’area è sotto il dominio tedesco, talché i paesi esposti perdono sovranità, allora tanto vale portare via i soldi, o metterli in Germania e nelle banche tedesche. Tanto è evidente che gli spread sono nuovamente schizzati. In questo modo, lo ripetiamo da due anni, l’euro salta. Provocando sfracelli. Questa follia vendicativa è stata una decisione collegiale dell’Eurogruppo? La cronaca (sussurrata) della riunione è da capogiro: chi ha taciuto per paura, chi perché ricattato, Draghi s’è fatto rappresentare dal vice, tedesco. Germanolandia ha preso forma, ed è pessima. Un dettaglio: l’accoppiata Monti-Grilli non ha più neanche diritto di parola. Giusto per chi s’esalta alla ritrovata stima internazionale (che in India è ai massimi, grazie alla peggiore gestione possibile, il che richiederebbe l’allontanamento immediato almeno del ministro degli esteri).

Stiamo parlando di 10 miliardi di aiuti. Niente. L’inezia aiuta a usare il linguaggio tedesco, secondo cui quel che conta è il principio. Giusto, hanno ragione, solo che questo è il principio che porta alla fine. Dell’Ue, subito dopo l’euro. I ciprioti hanno colpe loro, come i greci, come anche gli italiani (debito pubblico troppo alto). Ma l’inquisizione non santa bensì economica, corroborata dalla lucidità teutonica, espia le colpe con la morte. Non nego sia dottrina priva di fascino, ma dal punto di vista economico è solo e soltanto una follia.

Cosa succede se, affondata Cipro, ci si rammenta che il fronte più lucroso era quello italiano? Ci mandiamo Grillo a contrattare lo scudo, sempre che sia disponibile? O chiediamo al presidente Boldrini di parlare con i libici, in modo che non respingano i barconi provenienti dall’Italia? Noi sostenevamo che sarebbe stato bene negoziare lo scudo anticipatamente, i tecnici non lo hanno fatto e ora siamo allo scoperto. Non basta che il Corriere della Sera riesca a cancellare Cipro dalla prima pagina, dimostrando il collasso mentale non solo della politica, ma di tutta la smandrappata classe dirigente italiana, perché è infantile chiudere gli occhi sperando di non essere visti. I rimedi ci sono. Qui ripetuti e, assai più autorevolmente, nei discorsi di Mario Draghi. Visti e descritti per tempo: banche europee; vigilanza europea; federalizzazione debiti; cessione di sovranità in cambio di democrazia. Idee cui dare forza politica. Certo, poi guardi la politica e ti rendi conto che non parli al muro, parli a furbeschi rintronati.

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