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La preistorica realtà di Bernardo Provenzano

Iato sorprendente per i contemporanei

Meritano attenzione i tempi della cattura. E perché si è certi che non collaborerà?

di Davide Giacalone - 12 aprile 2006

Una sopravvenienza preistorica restituisce alla realtà Bernardo Provenzano, trovato in un casolare corleonese più simile ad una grotta che ad una casa. Vero è che cumannari è megghiu ca futtiri, ma il nostro sguardo di contemporanei resta perplesso innanzi allo iato fra il potere che si suppone quest’uomo gestisse e le sue condizioni di vita. Guardando l’antro sudicio dove lo hanno trovato, comunque, è più facile capire il perché non è la galera la minaccia che possa spaventare uno così.
I tempi della cattura sono singolari, ed alcune circostanze meritano attenzione. Naturalmente può essere una coincidenza, ed il fatto che si fosse appena conosciuto il risultato elettorale un caso. Ma molto singolare. Per capire meglio, dunque, sarà necessario sapere fino a quale livello istituzionale era giunta l’informazione dell’operazione in corso.
Se si è rimandata la cattura per non influenzare il risultato elettorale, si è anche corso un rischio notevole, visto che lo stesso Provenzano è altre volte sfuggito per un soffio. Se di questo era informato il ministro dell’Interno, merita un monumento. Se la scelta è stata fatta da altri merita che s’indaghi.
Mi colpiscono, poi, le parole del procuratore Pietro Grasso, il quale ha sostenuto, fra le altre, due cose: Provenzano non collaborerà con la giustizia ed ha avuto complicità importanti, anche politiche. Da cosa derivano queste convinzioni di Grasso? Può darsi vi sia la convinzione che un boss della stazza di Provenzano non è un buon candidato alla delazione, ma se collaborerà o meno, forse, varrebbe la pena farlo dire a lui. Perché si sente il bisogno di proclamarlo al mondo?
In quanto alle complicità, è ovvio che una latitanza durata più di quaranta anni non può che averne molte e ben posizionate, ma Grasso non merita gli si attribuisca una considerazione così banale ed ovvia. Allora, delle due l’una: o Grasso ha in mente qualche cosa di preciso, qualche persona in particolare, ed in questo caso farebbe bene a tacere e chiedere i necessari provvedimenti cautelari, oppure si tratta di una supposizione, ed in questo caso tacere è più che opportuno, è doveroso.
Insomma, quando si mettono le mani addosso ad un criminale come Provenzano è comprensibile che la folla gli dia del bastardo e dell’assassino, meno che gli si voglia riconoscere quel silenzio e quell’omertà che nel codice immorale del mafioso sono altrettanti onori. E quando si tratta materia mafiosa si deve anche evitare di andare avanti per ammiccamenti e mezze frasi, per allusioni e concetti ‘ntisi, perché non è una bella cosa praticare il linguaggio di chi, finalmente, si trova nella cella dalla quale non uscirà mai più.

www.davidegiacalone.it

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