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La strada verso uno sviluppo sostenibile

I Verdi imparino l’ecologia pragmatica

Sviluppo economico e tutela ambientale sono tutt’altro che incompatibili. Cucinella docet

di Enrico Cisnetto - 23 aprile 2007

Non lasciamo la bandiera dell’ecologia ai Verdi e al loro approccio ideologico. E non commettiamo più l’errore di credere che sviluppo economico e difesa dell’ambiente siano incompatibili. Non si tratta di realizzare nuove norme – che ce ne sono già fin troppe – ma di favorire la nascita di una cultura ambientale “pragmatica”, che invece di dire “no” a tutto, ponga rimedio alle (troppe) esternalità negative, peggiorative del nostro habitat, che derivano dalle diverse attività economiche. Come? Incentivando tutte quelle soluzioni tecnologiche, organizzative e urbanistiche che già oggi il mercato dell’innovazione offre. Per esempio, molto (con poco) si potrebbe fare per combattere l’inquinamento derivante dai trasporti cittadini a causa del continuo incremento del parco circolante, che oggi produce il 31% di CO2, il 30% di NOx e il 12% di composti volatili del totale.

Un’idea molto interessante – sperimentata da qualche tempo a Padova con il nome di Cityporto e che, la settimana scorsa, ha tenuto banco alla Intercity Logistics Expo alla Fiera di Padova – è la riorganizzazione della logistica commerciale attraverso l’utilizzo di piattaforme poste al di fuori dell’area urbana per scaricare le merci indirizzate agli operatori economici e alle utenze private, e il successivo trasporto a destinazione attraverso veicoli ecologici che sfruttano le corsie preferenziali, garantendo così una minor emissione di anidride carbonica e polveri sottili, una significativa riduzione del traffico e una maggiore puntualità nelle consegne. In più, una logistica ripensata secondo questa modalità permette di riutilizzare le aree comunali dismesse, e può essere gestita sia dalle amministrazioni che dai privati, garantendo agli operatori, grandi e piccoli, parità d’accesso. Perchè non clonare l’esperienza padovana in tutta Italia? Oltretutto, ha il pregio di essere rapidamente attuabile in un campo in cui, nel breve-medio periodo, le soluzioni alternative tanto sbandierate, a cominciare dalle automobili elettriche, risultano troppo costose o tecnicamente impraticabili.

Fanno parte del filone “pragmatismo ambientale” anche alcuni progetti che coniugano architettura e “eco hi-tech”. E spesso i migliori sono italiani: il bolognese Mario Cucinella, per esempio, ha realizzato nell’Università di Tsinghua a Pechino il Sieeb, una costruzione che consuma 332mila kw/ora (in un edificio tradizionale si arriva a 2,564 milioni) ed emette 490 tonnellate di CO2 all’anno (la media è di 3510).

Sul versante dell’urbanistica, una tecnologia da provare è il cemento “mangiasmog”, quello con cui è stata costruita la chiesa romana di Tor Tre Teste voluta da papa Giovanni Paolo II per il Giubileo del 2000. La superficie del materiale, grazie alle particelle fotocalizzatrici, si autopulisce con la luce, riuscendo persino a “divorare” le particelle inquinanti presenti nell’atmosfera. Secondo i test citati dall’Italcementi, l’impresa che lo produce, il vantaggio ecologico è misurabile con percentuali che vanno dal 20% al 70%. Avere a cuore l’ambiente oggi significa fornire strade per la sua tutela, che siano praticabili a costi non proibitivi, e abbiano il pregio di andare oltre veti, divieti e, soprattutto, quelle “soluzioni d’emergenza” che creano agli italiani molti disagi senza risolvere i problemi una volta per tutte.

Pubblicato su Il Gazzettino di domenica 22 aprile

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario