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L’ennesimo manifesto di Via Solferino

I tecnici al potere? Meglio Berlusconi

Per la stanza dei Bocconi il più triste dei destini: misurarsi col verdetto degli elettori

di Antonio Gesualdi - 22 maggio 2007

Francamente non serve neppure leggerle tutte certe articolesse di docenti universitari che non si capisce quando fanno i docenti universitari se continuano a scrivere articolesse. Oggi sul Corriere della Sera, capofila del partito dell"Antipolitica italiana, (quelli che dicono che la Politica fa tutto male e che tutto il bene lo fanno loro e i loro amici!), Mario Monti arriva a scrivere che i veri politici nazionali sono i tecnici.

Insomma abbiamo che un Tommaso Padoa-Schioppa che fa quattro conti con una pletora di assistenti e di "fannulloni" sarebbe il vero politico del governo. Come se Padoa-Schioppa fosse stato eletto dagli italiani e non chiamato direttamente da Prodi che, invece, sono anni che scarpina per l"Italia, con e senza pullman, per diventare Capo del Governo.

Si tratta di un vero e proprio attacco al suffragio universale, ai principi basilari delle democrazie occidentali, e di un vero e proprio delirio della nostra classe dirigente non-politica. Il tutto accompagnato da un sondaggio di sostegno. Si tratta di una posizione che va fortemente osteggiata e che, ad esempio, fa di un libro come quello di Stella e Rizzo un modello di riferimento, quando fino a ieri un libercolo del genere sarebbe stato bollato come feccia qualunquista e gettato nel girone infernale dell"usato in quattro e quattr"otto.

Non solo, ma Mario Monti, grande tecnico che aspira alla Politica, senza passare per il suffragio universale, cioè per il voto degli italiani dimostra di non sapere neppure la storia contemporanea del suo Paese. Cita un Rumor che si dimise, nel luglio del 1970 dopo la proclamazione di uno sciopero generale dei sindacati. Ebbene Monti non sa neppure che allora la Dc - che era fatta di politici e non di tecnici - fu perfino tentata di passare il governo al socialista Cariglia pur di non firmare la legge sul divorzio. E il Presidente del Consiglio, il vicentino Mariano Rumor, visto il risultato del referendum nella sua provincia, si disse turbato fino alle lacrime perché chiese udienza al Papa e questi rifiutò di riceverlo. Il Papa era Paolo VI. Rumor chiederà al segretario per gli Affari pubblici del Vaticano, monsignor Casaroli, un “ordine esplicito” sul da farsi. E l’ambasciatore italiano in Vaticano, Gian Franco Pompei, in un suo diario precisò che le dimissioni di Rumor, nel luglio del ‘70, avvenirono su richiesta dalla Santa sede proprio per la questione divorzio anche se furono, ufficialmente, motivate ai cittadini come risposta alla proclamazione di uno sciopero generale dei sindacati.

Come vede, professor Monti, le "ragioni politiche" sono sempre più complesse e soprattutto sono fondamentali in una democrazia. Altro che. E la "ragion politica" viene prima di tutto e sopra tutto, pure sopra l"esigenza del marketing di piazzare qualche libro o qualche "tecnico" di economia. Viene anche sopra la fomentazione di questi giovani di cui sempre parlate, ma che, in realtà giovani non sono più. Nel nostro Paese i giovani - grazie agli spin doctor di economia - sono scomparsi e i bambini non se ne fanno più. Dunque di cosa state parlando? E sempre la "ragion politica" fa sì che non si prenda alla leggera la possibilità della caduta di un governo perché, comunque sia, il governo è l"espressione del voto popolare: di tutti i cittadini.

Si candidi alle prossime politiche, professor Monti, prenda qualche decina di migliaia di voti e vada in Parlamento a scrivere e dire queste cose. Di presidenti del Consiglio o di presidenti della Repubblica che non hanno mai preso neppure un voto non ne vogliamo più sapere. Do you know Silvio Berlusconi che si fa venire i coccoloni pure di andare a comizi?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario