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Dove porterà la sottile delegittimazione del premier?

I sogni di Fini e la realtà del Cavaliere

I nodi al pettine che nessuno sa (e può) sciogliere

di Elio Di Caprio - 16 settembre 2009

Se tutti i nodi vengono al pettine, ciò non vuol dire che non sia ancora più importante la tempistica di chi vorrebbe sciogliere i nodi principali, ammesso che sia in grado di farlo e ci riesca. E’ questa la sfida in casa PDL di fronte alla quale Gianfranco Fini sembra improvvisamente (?) volersi misurare per sparigliare ciò che alla sinistra non è mai riuscito di fare. Ma il Presidente della Camera da solo non potrà mai incidere il nodo principale che da troppi anni è quello del conflitto di interessi di Silvio Berlusconi . Adesso è egli stesso la vittima del conflitto di interessi se è vero, come è vero, che addirittura è costretto per difendere la sua autonomia politica a querelare il direttore del “Giornale” proprietà del “maggiore esponente” del suo stesso partito. E’ la prima volta che da destra o almeno da una parte consistente di essa viene contestata apertamente la figura del Cavaliere per ciò che rappresenta e fa. Non era mai successo prima nonostante i tanti mal di pancia degli anni scorsi di una difficile coabitazione tra la componente di AN e quella di Forza Italia.

Fuoco di paglia o inutile fibrillazione destinata ad essere riassorbita nel nome del comune cemento del potere? Nessuno lo sa, visto che appunto in politica la cosa più importante è la scelta dei tempi, la tempestività delle mosse risolutive o comunque la coerenza delle strategie per ottenere un obiettivo chiaro. A giudicare dal passato per quanto riguarda le mosse “strategiche” di Gainfranco Fini, le sue sconfitte sono state sempre ripagate – sembra una contraddizione- da una sempre maggiore promozione della sua immagine e del suo potere. Ma ciò è comunque avvenuto nell’ambito di un sostanziale gioco della parti tra il suo profilo e quello del Cavaliere, tra la sua destra già ghettizzata e di vecchie radici e la nuova destra, grande perchè raccogliticcia indistinta delle nuove pulsioni populiste riassunte e rappresentate dal mito dell’imprenditore del “fare” prestato alla politica. E’ un modello che si sta sfaldando per la presenza strabordante e sempre più indispensabile della Lega e per gli inevitabili limiti di un personalismo esasperato che può far vincere sì le elezioni, ma poi deve corrispondere alle tante aspettative evocate.

Che fa Berlusconi? Perché non fa questo o quello negli spazi sottratti alla sua vita privata? Perché non approfitta della sua larga maggioranza per fare determinate riforme indispensabili invece di giocare sempre e soltanto sulla sua immagine di politico antipolitico? D’altronde il partito del predellino, subito trasformatosi nel Partito Del Leader, è nato in maniera affrettata e quasi drammatica, non dimentichiamolo, per quello che fu definito un colpo di genio del Cavaliere. Il suo immediato successo fu determinato dalla fallimentare esperienza del precedente governo Prodi e dalla logica del famoso “porcellum”. Gianfranco Fini per realpolitik fu costretto a diventare “cofondatore” di un partito unico da lui non voluto, almeno in quel momento e con quelle caratteristiche personalistiche che ora mostrano tutti i loro limiti. Si accodò alla “comica finale” del PDL, da lui così definito perché improvvisato e frutto di uno strappo non concordato. Già allora fu più importante la trama portata avanti dal Cavaliere assieme a Mastella (peraltro ricompensato) per fa cadere il governo Prodi che non la cautela strategica di Fini che non era pronto ad elezioni anticipate. Tanto che l’ex presidente di AN, contrariato perché già fuori gioco, fece balenare prima delle elezioni un ripensamento del suo partito sulla questione principale del conflitto di interesse dell’attuale Premier.

Meravigliarsi perché ora il “ribelle” Presidente della Camera profitti della sua posizione per fare il grillo parlante della maggioranza? Potremmo tutti chiederci dove vuole e può arrivare Gianfranco Fini, con chi e con quali forze. Ma a che serve se, già espropriati come cittadini dal diritto minimo di concorso alla scelta degli eletti nel parlamento di un anno fa, ora possiamo solo passivamente osservare come testimoni involontari gli effetti di una lotta mediatica senza quartiere non solo tra maggioranza ed opposizione, ma nell’ambito della stessa maggioranza? L’importante è apparire in tv e sulle prime pagine dei giornali. Guai a scomparire dall’esposizione mediatica, vuol dire non esistere più. Non lo sa solo Berlusconi, lo sa Fini, ora lo sanno anche amici ed avversari. Non è solo il popolo di centro-destra ad essere disorientato, come dicono i sondaggi. E’ la maggioranza degli italiani a dover fare i conti con le informazioni che le vengono propinate- esemplari sono le notizie sulla crisi economica- costretta a distinguere tra apparenza e realtà, tra giochi esterni e realtà di potere, tra cose fatte o che si potrebbero fare ed ora persino tra vizi privati e pubbliche virtù. Sono queste le inquietudini che hanno comunque messo in moto un processo sottile di delegittimazione del Premier, ben diverso dallo sguaiato e controproducente antiberlusconismo della sinistra, che difficilmente potrà essere fermato. I prossimi mesi di vita del governo non potranno non esserne segnati.

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