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Public Policy

Una Repubblica fondata su intercettazioni

I segni del declino

Al capezzale del “malato” Italia : non è depressione, ma solo smarrimento

di Elio Di Caprio - 17 dicembre 2007

Non c"è dubbio : siamo già al reality show se riusciamo a sapere il contenuto delle telefonate intercettate dai tanti PM d"Italia in tempo reale, a distanza di meno di un mese da quando sono avvenute. Succede nell"Italia tecnologica di oggi che qualche passo avanti l"ha pur fatto rispetto agli anni "90 quando le indagini giudiziarie che hanno contribuito a far crollare la “Prima Repubblica” non potevano disporre dei mezzi attuali, non c"erano i telefonini cellulari che ora pullulano a milioni nell"Italia della chiacchiera e possono essere da tutti spiati. Allora invece ci si doveva affidare per sapere la verità o una mezza verità alle virtù indagatorie di qualche “eroico” magistrato o, all"estremo, alla carcerazione preventiva che induce a confessare. Il New York Times fa ora scandalo dipingendo un"Italia depressa, triste e infelice sommersa da problemi che non sa risolvere, rappresentata da una classe politica tanto impotente e logorata da rendere vincente nell"animo delle nuove generazioni l"indistinto “vaffa” di Beppe Grillo. Ma più che di depressione – difficile pensarlo per l"italiano scanzonato ed allegro che si arrangia da secoli a trovare le scappatoie della sopravvivenza- sarebbe meglio parlare di una fase di grande smarrimento e di incertezza totale a cui non manca mai la tradizionale appendice (tragi)comica che spesso connota e punteggia le nostre vicende nazionali.

Di strada ce n"è tanta da fare – altro che riforme elettorali alla tedesca o alla spagnola - se siamo ancora una volta bloccati dagli effetti dell"ennesima (e tempestiva) offensiva spionistico-giudiziaria, questa volta diretta agli ambienti più vicini al Cavaliere con lo scopo neanche troppo nascosto di minare il presunto o vero grande accordo tra Berlusconi e Walter Veltroni sulla riforma elettorale. Di nuovo la giustizia che intralcia i disegni della politica e per conto di chi e con quali fini? Al di là degli scopi immediati della nuova campagna scandalistica basata su intercettazioni che ancora una volta fanno della privacy un optional discrezionale in mano ai tanti Pubblici Ministeri e a chi gli sta dietro o li dirige, è raccapricciante ( o deprimente come direbbe il New York Times?) lo spaccato di lotta politica da basso impero che viene fuori dal contenuto delle tante telefonate debitamente o indebitamente registrate in vista della fallita spallata al governo Prodi.

Così siamo edotti che il leader dell"opposizione, il mattatore che è capace di inventarsi su due piedi un nuovo partito, si è inventato un mese fa persino un sottosegretariato per l"Oceania da offrire ad un senatore della maggioranza avversaria in un futuribile governo in cambio della sua dissociazione dalla maggioranza di governo. Bel risultato in tempi in cui da più parti la “casta” è invitata a fare un passo indietro ed a ridurre i costi della politica.... Massimo Gramellini a tale proposito ha parlato sulla “Stampa” del Cavaliere come di un personaggio tragicomico della commedia italiana che non è riuscito neanche nell"impresa onnipotente di far cambiare casacca a qualcuno con sostanziose ricompense. Non poteva mancare la stoccata finale del direttore pro tempore dell" “Unità”, Antonio Padellaro, sull"inaffidabilità complessiva di Berlusconi, del “capo della destra” come egli dice. Padellaro se la prende con il “capo della destra” proprio nel momento in cui il Cavaliere ha messo in soffitta il centro-destra così come l"abbiamo finora conosciuto. Per paradosso negli stessi giorni la direttrice dell" organo ufficiale di AN, Flavia Perina, se ne è uscita con un editoriale liberatorio intitolato ad una destra, quella di AN, che d"ora in poi non sarà mai più subalterna a Berlusconi o ad altri. Sarà vero e possibile? Ma a questo punto chi è il capo della destra, Berlusconi o Fini? E chi è a capo dei dirimpettai della sinistra e di quale sinistra? E" sempre più difficile raccapezzarsi su chi rappresenta cosa e per fare che nella rincorsa propagandistica di cui siamo spettatori. D"altronde la schizofrenia politica dilagante sta scavando un fossato sempre più profondo tra la vita reale e le alchimie di schieramento dei partiti, tra le mal riposte aspettative della gente ed i giochi di potere di chi va in giro ad offrire fantomatici sottosegretariati per l"Oceania di cui nessuno sente il bisogno. Vengono così eluse le vere questioni di fondo. Cosa avrebbe fatto di diverso da Prodi un governo di centro destra per fronteggiare la recente serrata degli autotrasportatori o per prevenire e ridurre le tante “morti bianche” sul lavoro? Probabilmente avrebbe fatto le stesse cose come allo stesso modo nessuna maggioranza di governo, attuale e passata, è riuscita finora a sopprimere gli enti inutili o a cancellare le province.

Sembra che un" eguale impotenza di sistema abbia accomunato e accomuni sia il centro destra che il centro sinistra costretti a rivaleggiare soltanto nelle promesse demagogiche. Non deve perciò destare meraviglia che tanti osservatori esteri siano al capezzale del “malato” Italia e che paventino un ulteriore declino del nostro Paese. Un declino che non si manifesta solo nell"impotenza decisionale e nell" impreparazione a qualsiasi emergenza, ma anche nel clima che si respira negli ultimi anni, scandito dai tanti rattristanti reality show delle intercettazioni sfornate a getto continuo. Sono queste ormai le vere ed uniche espressioni della nostra vitalità politica ?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario