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Le conseguenze del cartello del gas

I russi e la battaglia di Ortis

Il disallineamento dei prezzi è saggio, ma ora può andare contro i consumatori

di Enrico Cisnetto - 24 aprile 2007

A volte i principi giusti finiscono per portare a pessime conseguenze pratiche. Dall’inizio dello scorso anno il presidente dell’Autorità per l’Energia, Alessandro Ortis, ha cominciato a chiedere a gran voce il “disaccoppiamento” del prezzo del petrolio da quello del gas – legati insieme oggi da una relazione diretta di adeguamento: se sale il primo, automaticamente nel giro di sei mesi sale anche l’altro – spiegando che ogni dollaro di aumento del barile arriva a generare in Europa 5 miliardi di maggiori costi annuali, che poi si vanno a riflettere per circa un terzo anche sulle altre fonti di approvvigionamento.

Una battaglia giusta, insomma, se non fosse che nel frattempo il panorama energetico è molto cambiato: prima l’accordo di “cartello” tra Gazprom, Lukoil e Sonatrach, le tre grandi aziende del gas che insieme generano il 60% dell’import europeo e il 70% di quello italiano (che nel 2010 arriverà al 75%); poi, il 9 aprile 2007, in Qatar i maggiori produttori hanno dato vita per la prima volta nella storia a un “comitato di alto livello”, guidato dalla Russia, che avrà come compito principale quello di studiare la formazione dei prezzi, una sorta di Opec del gas.

E il cartello in formazione si è dato come primo obiettivo proprio quello di valutare possibili alternative all’attuale meccanismo di indicizzazione del gas al petrolio. Per poter ritoccare i prezzi verso l’alto, ovviamente. Ecco, quindi, che il disallineamento sognato da Ortis si potrebbe avverare. Peccato che andrà a tutto svantaggio dei consumatori.

Pubblicato su Il Mondo di venerdi 20 aprile

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