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Cosa ci aspetta dopo pensioni, Ici e forse altre tasse?

I ricatti (dei mercati) e della fiducia

Gli slalom di Monti tra credibilità perduta e timori di recessione

di Elio Di Caprio - 19 dicembre 2011

Cosa vuol dire demagogia nell’Italia del 2011? Prendere in giro il popolo per ottenere risultati che esso neppure sa o significa nascondere la realtà? Tra promesse e realtà e con il tutto cambia purché nulla cambi davvero a meno che non ci siano imposizioni esterne non ci si può certo aspettare che diminuiscano gli indecisi o gli agnostici per il futuro prossimo. Neppure un governo tecnico piovuto dall’alto e accettato “obtorto collo” come quello di Mario Monti è riuscito a spezzare il circuito propagandistico da cui, nonostante le migliori volontà, non riusciamo ad uscire.

Ma lo spettacolo sta diventando ancor più degradante di prima dal momento che mille occhi esterni sono puntati sull’Italia a cui da ora in poi non verrà perdonato alcun passo falso essendosi guadagnata sul campo la maglia nera del Paese da cui può dipendere la tenuta dell’euro e forse ( addirittura…) la stabilità finanziaria mondiale.

E’ propaganda anche quella di farci apparire l’anello debole da cui tutto dipende mentre i giochi all’esterno del nostro Paese sono ben altri e magari etero diretti per fini inconfessabili e inconfessati? Tutto può essere, ma intanto siamo caduti da soli nel trabocchetto propagandistico per il quale prima il governo di centro-destra si vantava di aver tenuto a bada la speculazione internazionale impedendo che facessimo la fine della Grecia ( un termine di paragone diventato quasi terroristico!) e poi la sinistra con tutti i suoi corifei si è azzardata a prevedere che il famoso spread si sarebbe ridotto drasticamente alla sola notizia dell’uscita di scena di Berlusconi.

Entrambe supposizioni e previsioni completamente errate – queste veramente demagogiche- come se avessimo perso completamente il senso della realtà circostante alle nostre beghe interne. Ma sappiamo poi cosa è la realtà e cosa ragionevolmente possiamo aspettarci per il futuro prossimo? Sono i mercati a volerci penalizzare profittando della nostra debolezza e dei nostri errori – con o senza Berlusconi o con o senza Monti- oppure siamo noi stessi che ci siamo cacciati in una situazione insostenibile evidenziata dalla crisi finanziaria e siamo veramente vicini al baratro con il rischio nel prossimo anno che alle scadenze il debito pubblico non venga più rifinanziato?

Dopo le spericolate smargiassate del governo di ieri Mario Monti ha buon gioco a pungere con vispa ironia tutti coloro che protestano e poi non sono capaci di indicare alcuna via d’uscita che non sia senza sacrifici immediatamente quantificabili. Ma nelle ultime contese sull’equità ed il rigore - il governo Monti vi ha dato inconsapevole adito evidenziando una spocchia professorale indigesta dopo i tanti bluff propagandistici passati- è passata quasi sotto silenzio e neanche contestata la premessa che tutti i provvedimenti di austerità servono in questo momento a rimontare una credibilità dell’Italia andata persa negli ultimi anni. E’ un fatto che il PDL continua ad essere, sia pure con tanti mal di pancia, l’asse portante indispensabile di un governo commissariale che ha apertamente accusato quello precedente di essere diventato impresentabile nei consessi internazionali : non ci potrebbe essere una sconfessione più plateale ed umiliante per l’ex maggioranza, eppure il partito di Berlusconi ha chiuso gli occhi e neppure ha protestato per un giudizio così severo di Mario Monti.

A nessuno fa piacere di essere nella mani o essere continuamente sottoposti allo scrutinio dei tedeschi e alle prese di posizione della signora Angela Merkel e possiamo invano appellarci alle colpe ed ai deficit degli altri che non hanno tutte le carte in regola per dirci quello che dobbiamo fare magari per il tramite di un governo di presunti tecnici e di presunti competenti. Certamente è un assurdo più politico che istituzionale un governo messo su in 15 giorni per parare i colpi della crisi e che sembra avere carta bianca più dai mercati internazionali e dall’Europa ( ma fino a un certo punto) che non dalla sua straordinaria e scomposta maggioranza sempre pronta a condizionarne l’esistenza come si è visto per le mancate liberalizzazioni o per la scelta di reintrodurre l’Ici soprassedendo sulla tassa patrimoniale. Sarebbe stata quest’ultima troppo rigorosa e per niente equa?

Ma proprio sulla mancata imposizione della fantasmagorica tassa patrimoniale, sempre rifiutata dal PDL e ora presentata come una scelta discrezionale del governo Monti che l’ha esclusa preferendo, come si dice, tassare i “soliti noti”, come non dimenticare che solo pochi mesi fa la proposta di una tassa sui grandi patrimoni avanzata da Giuliano Amato fu bruscamente sconfessata dal PD di Bersani che non voleva apparire come il partito statalista e delle tasse? Cosa è successo nel frattempo se l’imposizione di una tassa patrimoniale oltre l’Ici, fatta propria da imprenditori come Della Valle e dai vertici di Confindustria, non è stata neppure adombrata dal governo Monti?

Se neanche noi in Italia sappiamo tutti i perché e navighiamo nell’incertezza difficilmente potremo prendercela con chi in Europa da mesi ci indica puntigliosamente i “compiti a casa” da svolgere, non si fida di promesse generiche ma vuole vedere i primi risultati di un’inversione di rotta comunque sia raggiunta, con o senza equità. Come in Grecia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario