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I terroristi conoscono l’Italia molto bene

I responsabili dei morti a Nassirya

Nel clima di guerra civile creato con le elezioni italiane, l’opportunità era facile

di Società Aperta - 02 maggio 2006

Il generale Cabigiosu (intervistato dalla Stampa il 28 aprile) dice una terribile verità: i morti di Nassiriya non sono casuali. Non solo perchè si volevano uccidere i soldati italiani – questo è evidente a tutti, anche ai Caruso o ai Diliberto – ma anche per la tempistica con cui i terroristi hanno agito. “Un attentato a orologeria politica”, afferma Cabigiosu. Già, ma sintonizzato su quale orologio? Il Generale non lo dice fino in fondo, ma si capisce che si voglia riferire alle vicende politiche di casa nostra. Ed ha perfettamente ragione: gli attentatori non sono sbandati, ma terroristi orchestrati da capi che conoscono le vicende occidentali così bene da saperne cogliere le opportunità. Nel caso dell’Italia, non è sfuggito loro il clima da “guerra civile” in cui si è svolta la campagna elettorale, la delegittimazione reciproca dei due fronti politici come frutto avvelenato del nostro sgangherato bipolarismo, il “pareggio” cui né Prodi né Berlusconi vogliono rassegnarsi, le difficoltà parlamentari di una legislatura che rischia di essere brevissima. Insomma, chi ha ucciso i nostri soldati di stanza in Iraq sapeva che poteva contare sulle nostre divisioni, e che la reazione al massacro sarebbe stata brevemente e solo formalmente unitaria, ma che ben presto avrebbe provocato ulteriori divisioni, a cominciare dalla coalizione uscita “vincitrice” dalle urne.
Non vorremmo usare parole troppo forti, né tantomeno alimentare ulteriori tensioni, ma per il rispetto dei morti di Nassiriya e delle loro famiglie precipitate nel lutto e nel dolore, una cosa Società Aperta intende dirla senza reticenza alcuna: questo sistema politico, questa classe dirigente, la Seconda Repubblica, hanno sulla coscienza quei patrioti. Senza le assurde divisioni create da uno scontro politico senza precedenti e senza giustificazione, quelle bombe a orologeria politica non sarebbero esplose. Per favore, asciugatevi le lacrime di coccodrillo e riflettete.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario