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La propaganda boomerang di Silvio Berlusconi

I programmi elettorali? Solo carta straccia

Mentre il “no-global” Tremonti si preoccupa delle sfide planetarie

di Elio Di Caprio - 12 marzo 2008

Forse Giulio Tremonti, colui che è indicato ancora una volta come prossimo Ministro dell"Economia nel caso di vittoria di Berlusconi alle prossime elezioni, sarebbe il primo a fare a pezzettini tutti i programmi, da quello del PD a quello del PDL. Non potrebbe fare diversamente se fosse coerente con il suo pensiero antiglobalista che, bisogna riconoscerlo, data dagli anni della precedente legislatura. Il vicepresidente dell"ex Forza Italia preannuncia tempi duri per tutti, proletari e borghesi, alle prese con le incertezze di un futuro dominato e sconvolto dalla concorrenza asiatica, dai bassi salari, dalla guerra tra le valute, dall"accaparramento di risorse energetiche che non bastano più. Sono temi troppo alti per una campagna elettorale che si illanguidisce e avvilisce tra la candidatura del “fascista” Ciarrapico nel PDL e quella dell"ex (?) padrone Calearo nel PD.

Ma quali mai programmi potrebbero essere coerentemente applicati se, come lascia prevedere Tremonti, ci aspetta un futuro di emergenze continue in cui l"Italia e l"Europa dovranno difendere a denti stretti il benessere acquisito negli ultimi decenni per tentare almeno di fermare il declino possibile di tutta l"area occidentale? Le posizioni antiglobaliste che evocano i pericoli a cui tutti andiamo incontro e insieme rivelano l"impotenza di ogni singolo Stato a farvi fronte da solo, possono però tramutarsi in un retorico esercizio intellettuale fino a diventare l"alibi di domani per spiegare appunto l"impossibilità di rispettare i programmi.

Se è vero che siamo tutti sulla stessa barca, la nostra fa più acqua delle altre non per una maledizione celeste, ma perchè ci portiamo dietro il fardello del debito pubblico incomparabilmente più alto di quello che grava sugli altri paesi europei. E" sempre da qui che dobbiamo partire se vogliamo tenere insieme la coesione sociale che si fonda su un"enorme spesa pubblica fatta anche di sprechi e rilanciare l"economia con nuovi investimenti in settori mirati. Quello del debito pubblico non è un problema globale, ma solo e tipicamente italiano. Lo sa Tremonti, lo sanno Berlusconi e Veltroni. Tocca solo a noi trovare la soluzione nazionale per uscirne. E invece Tremonti sostiene i mirabolanti programmi del PDL che prevedono drastiche riduzioni delle tasse e spese aggiuntive per le grandi infrastrutture di cui l"Italia ha drammaticamente bisogno, come se non ci fosse alcun condizionamento esterno. Walter Veltroni fa altrettanto e non si sa a questo punto chi copia chi.

Le seriose e crude analisi di Giulio Tremonti sulle sfide planetarie della globalizzazione, condivisibili o meno che siano, dovrebbero quanto meno indurre ad essere più realisti e a smorzare i toni della propaganda. Persino la Conferenza Episcopale Italiana interviene in ambiti non suoi per raccomandare larghe intese tra i partiti non già sui temi della vita ma sui problemi spiccioli di salari e prezzi.

La situazione economica e sociale dell"Italia appare veramente delicata se non drammatica. E invece il teatrino italiano continua a sfornare scene di guerriglia propagandistica con tifoserie contrapposte invitate a partecipare a quel gioco degli specchi a cui non si sottrae più nessuno, neppure il bipartitismo virtuale all"italiana. Il compito si stracciare i programmi ( solo dell"avversario per il momento) se l"è assunto l"irridente Berlusconi che ha voluto così simbolicamente sbeffeggiare il centro sinistra che con il governo Prodi non ha certo dato un grande esempio di dinamismo e di capacità realizzatrice.

Ma poi tutto ciò a cosa serve? Sarebbe stato mai possibile nella seria Germania, o nella Francia o nella Spagna che con le ultime elezioni vinte da Zapatero ha dimostrato che lì il bipartitismo è una cosa più seria e non un espediente fantasmagorico, assistere alla scena in cui il capo del partito maggiore straccia sfrontatamente il programma dell"avversario come momento esemplare di lotta politica? Non è neppure immaginabile che Angela Merkel in campagna elettorale stracci il programma di Schoreder in Germania o Sarkozy quello di Segolène Royal o Zapatero quello del cattolico Raioy. Da noi invece tutto è stato ed è consentito, le intemperanze fanno parte del gioco e vengono perdonate. L"importante è che anche in Italia si arrivi ad un bipartitismo tendenziale, oggi rappresentato da Walter Veltroni e Silvio Berlusconi e domani non si sa da chi.

Non sappiamo cosa ci riserverà questo bipartitismo in corso d"opera, ma certo le premesse per una seria stabilizzazione non sono le migliori. Gli inutili sberleffi e la personalizzazione crescente della lotta politica possono aiutare a vincere le elezioni o ad alimentare le opposte tifoserie, non ad esprimere una guida sicura per la navicella italiana sbattuta tra i marosi (noti) del debito pubblico e quelli ignoti della globalizzazione. Aspetteremo dunque le ricette miracolose del professor Tremonti per uscire dalla turbolenza?

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