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Sciascia aveva ragione,oggi lo si ammette

I professionisti del giustizialismo

Solo i garantisti di allora condivisero le parole dello scrittore siciliano

di Davide Giacalone - 05 gennaio 2007

Venti anni dopo non è difficile dire che Sciascia aveva ragione, che la sua riflessione sui“professionisti dell’antimafia” era fondata, che gli attacchi forsennati cui fu sottoposto erano il frutto avvelenato di un dissennato giustizialismo. E’ troppo facile, e lo si legge sulle colonne di quotidiani, come La Repubblica ed il Corriere della Sera, che hanno poco meditato le parole di Sciascia, quindi non ne hanno colto la severità anche nei confronti di quel che questi duequotidiani sono stati. Oggi si scrive che Sciascia aveva ragione, e lo si fa per mettere in evidenzaquanto la sinistra avesse torto, ma il problema non è affatto quello della sinistra, bensì l’assenzadi cultura garantista, che è poi cultura del diritto.

Per essere garantisti, ovvero persone civili, non necessariamente si debbono condividere le parole di Sciascia (io le condivisi anche venti anni fa), ma essendolo se ne può comprendere la reale natura. Ha ragione Emanuele Macaluso a ricordare che anche nel pci di allora ci fu chi comprese Sciascia, chi si rifiutò di condannarlo, pur polemizzando, e che: “la deriva giustizialista del Pci prese corpo soprattutto (…) quando il partito in Sicilia si identificò con l’orlandismo e le procure,quando padre Pintacuda diventò il cappellano del partito e si perse ogni autonomia nella lotta allamafia”. Vero, ma quella pessima deriva, quel decadimento morale ed intellettuale, quel gorgoglio d’inciviltà non riguardò solo la lotta alla mafia, ma trascinò con sé tutto intero il rapporto con la giustizia, prostituendo al giustizialismo il valore della politica. A questo non furono estranei i due citati quotidiani, che oggi, quindi, anziché moraleggiare sugli errori altrui farebbero bene a meditare criticamente i propri.

Sciuscià toccò un punto fondamentale, del resto costantemente presente nella sua opera: non c’è lotta al crimine o perseguimento della morale che possa giustificare la sospensione e la violazionedel diritto, che è prima di tutto garanzia del singolo innanzi alla forza dello Stato. La soppressione del diritto è in sé cosa criminale ed immorale, pertanto non utilizzabile per estirpare le radici della medesima pianta. Va da sé che il punto d’equilibrio non è facile, che nella quotidianità si può talora eccedere in un senso o nell’altro, che in qualche caso le garanzie individuali siano posposte rispetto a quelle collettive, ma proprio per questo è preziosa la voce di quanti si mantengono liberi, vigili e severi. Allora Sciascia lo fu, e ne pagò le conseguenze.

Che egli avesse ragione noi losapevamo anche allora, perché non avevamo abbandonato il valore del garantismo, anzi, anche grazie alle sue critiche, lo avevamo allenato negli anni difficilissimi e terribili del terrorismo,quando lo difendevamo sia dalla destra che dalla sinistra. Si dirà: vabbé, meglio tardi che mai. Non ne sono sicuro. Per quanto io ne sappia Leoluca Orlando è membro dell’attuale governo e medita di ricandidarsi a sindaco di Palermo. Non si tratta del presto o del tardi, ma, come spesso in Italia, dello stabilire quanta ipocrisia e quanta mendacità ci sia in questa così ritardata presa di coscienza.

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