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La scalata per anzianità alla Corte Costituzionale

I privilegi della casta costituzionale

In Italia il diritto si è storto e la libertà d’opinione non serve a niente

di Davide Giacalone - 19 novembre 2008

La notizia non è che Giovanni Maria Flick sia stato eletto presidente della Corte Costituzionale, anche perché è falsa, semmai è questa: la Costituzione non conta nulla neanche per la Corte che ne porta il nome. La prima notizia è falsa perché l’ottimo avvocato sarà presidente solo per tre mesi, nel corso dei quali, più che altro, celebrerà le vacanze. Dopo di che andrà in pensione con un quinto dei soldi in più, che già ammontavamo a 30.000 euro al mese, avrà la macchina e gli autisti a vita e potrà insegnare dove gli pare. Suppongo anche l’arte d’arrangiarsi.

Flick, purtroppo, non è un’eccezione: è dall’inizio degli anni novanta (non a caso dall’inizio del disfacimento istituzionale) che è invalso l’uso d’eleggere presidente il più anziano per nomina, vale a dire quello che lo farà per meno tempo. In questo modo si sanciscono due principi: a. anche nella più alta Corte si fa carriera per anzianità, come in tutto il resto della scassata ed inefficiente magistratura; b. i presidenti diventano numerosi, e con l’allungarsi della vita media gli ex si moltiplicano, assieme ai costi. Due cattivi esempi, in un colpo solo.

Ora vi faccio entrare in una ristrettissima élite, comprendente i pochissimi che la Costituzione l’hanno letta e non ne cianciano a vanvera. Articolo 135, quinto comma: “La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile …”. Flick dice che nella Costituzione non c’è un termine minimo, e deve avere un testo diverso dal mio, e sostiene che la “prassi” prevale sul dettato costituzionale. Tesi affascinante, per chi dovrebbe difendere il secondo, ma che non stupisce, visto che si tratta della persona che appose la firma sulla sentenza che cancellò la migliore legge penale degli ultimi anni, quella che prevedeva la non riprocessabilità dei cittadini assolti.

Immorale della favola: ieri si sono congratulati tutti, perché la libertà d’opinione non serve a niente in un Paese di conformisti, luogocomunisti e poveri di spirito. Nessuno avverte la lunga lacerazione costituzionale perché pochi ci guadagnano ed i più non hanno gli strumenti culturali per capire quel che succede. Il diritto s’è storto, in Italia, senza risparmiare la Corte che dovrebbe difenderlo.

Pubblicato su Libero di mercoledì 19 novembre

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