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Public Policy

Abolizione dell’Ici e detassazione straordinari

I primi timidi provvedimenti

Siamo all’inzio, ma sul fronte economia le iniziative adottate non sono ancora sufficienti

di Enrico Cisnetto - 22 maggio 2008

Sull’economia il governo parte con il freno a mano tirato. I primi interventi annunciati a Napoli sembrano infatti palliativi: in particolare l’abolizione semi-totale dell’Ici è un provvedimento inutile e dannoso. Inutile perché i 3 miliardi che costa non costituiscono un volano economico: le famiglie non aumentano la loro propensione al consumo sulla base di poche centinaia di euro tasse in meno. Inutile anche perché i comuni punteranno su altre entrate per tirare avanti. E’ poi un provvedimento sbagliato, perché incentiva ancor di più l’idea – erronea – della casa come bene di investimento, mentre siamo il paese al mondo con il maggior numero di proprietari (l’85%), un fattore di immobilizzazione di risorse e di disuguaglianza sociale.

Bene semmai la detassazione degli straordinari. E tuttavia anche qui si tratta di un provvedimento troppo timido: ben altro respiro avrebbe un provvedimento del genere se fosse presentato in un quadro organico di interventi sul mercato del lavoro, con il completamento della legge Biagi. Così non è stato. Insomma, è vero che la macchina è appena partita, ma è anche vero che, per colmare i nostri ritardi decennali, bisognerebbe avere il coraggio di premere di più sull’acceleratore. Attendiamo.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario