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Un “club” riflesso di un mondo che non c’è più

I Potenti senza potere

Come si fa a governare, con strumenti nazionali, economie il cui aspetto finanziario è mondiale?

di Davide Giacalone - 10 luglio 2008

Prima di annegare nel nostro ombelico, occupandoci solo di sboccati e sgrammaticati, osserviamo quel che succede ad un mondo nel quale i potenti non sono più tali. Hanno ancora i bottoni per il comando, ma qualcuno ha staccato i fili e, talora, li pigiano a vuoto. In Europa più di un governo s’è detto apertamente contrario alla politica dei tassi seguita dalla Banca Centrale Europea, la quale ha fatto spallucce ed è andata avanti per i fatti propri. Quando ai cittadini europei ne è data opportunità, votano contro l’Europa. In compenso le istituzioni europee se ne fregano di quelli per cui i cittadini hanno votato. Direi che, così procedendo, non si va lontano.

Il forum degli otto Paesi che si ritengono più influenti, il G8, si riunisce e partorisce auspici generici. Le emissioni inquinanti sarebbe bello si dimezzino da qui ad un futuribile 2050, ma Cina ed India fanno sapere che un simile programma non li riguarda. Si auspica l’aumento della produzione del petrolio, quale strumento per calmierare i prezzi, un rimedio per proporre il quale non occorre avere né potere né fantasia. A comprimere la speculazione dei mercati finanziari, invece, non ci provano, perché quella ha capacità di ramificazione, coinvolgimento e velocità che il G8 neanche si sogna. Sarkozy s’è accorto del vicolo cieco e propone di prendere atto del diminuito potere chiamando in soccorso, ed a partecipare, anche Paesi come la Cina, il Brasile e l’India. Altri, italiani compresi, dicono: sarà cieco, ma è nostro, il vicolo. Il fatto è che quel club è un fossile della guerra fredda, riflesso di un mondo che non c’è più.

Il nodo è: come si fa a governare, con strumenti nazionali, economie il cui aspetto finanziario è mondiale? come si fa a tenere in equilibrio, anche ambientale, un mondo in cui le ragioni della forza militare e della divisione in blocchi non possono più fermare lo sviluppo di nuovi ed enormi protagonisti? Rispondere opponendosi alla globalizzazione è un modo per non rispondere e sgusciare via. Tanto, quella avanza comunque. Sarebbe bene avere un legame forte fra le due sponde dell’Atlantico, a difesa della democrazia. Ma da una parte c’è uno Stato federale ed un governo, dall’altra una burocrazia monetaria e parlamentare che non piace ai popoli, e neanche ai governi europei.

Pubblicato su Libero di giovedì 10 luglio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario