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Il cruciale rapporto tra Stati e mercati

I nodi sollevati dalla crisi greca

Il problema delle agenzie di rating va affrontato con urgenza

di Angelo De Mattia - 04 maggio 2010

Tra i numerosi e gravissimi problemi sollevati dalla crisi greca, vi è quello, cruciale, del rapporto tra Stati e mercati, tra democrazia e transazioni economiche. E non solo per le procedure decisionali del “ pubblico” e del “ privato” e dei relativi tempi. In questo quadro, rientra la delicata questione del ruolo delle agenzie di rating, giocato in questa circostanza e, ancor più, in occasione della crisi finanziaria globale.

Il punto che frequentemente viene sollevato risponde all’interrogativo: quis custodiet custodes? Cioè, visto che l’attribuzione dei rating, nel caso nostro, sulla situazione del debito sovrano è suscettibile di determinare conseguenze enormi per l’economia e la finanza di uno Stato o, addirittura , di una regione, se non a livello globale, esistono meccanismi istituzionali che possano creare almeno un contesto dialettico che valga a non considerare determinante il giudizio di queste agenzie? In effetti, se si riflette sulla qualità e la numerosità delle risorse umane disponibili in altre istituzioni economiche e finanziarie, ma anche sulla tradizione di queste ultime e sulla credibilità che, per ragioni dei rispettivi ordinamenti e per le prove dimostrate, hanno acquisito nei decenni, se non in un arco di tempo secolare, allora si vede la differenza enorme, per quel che attiene alla forza intellettuale e professionale, tra queste e una agenzia di rating, per cui non ci si spiega perché debba affidarsi alle società della specie un potere così rilevante sulla vita degli Stati, quando esistono organismi e strutture più idonei.

Ciò non significa incolpare il termometro della febbre del malato, dal momento che spesso si nutrono dubbi sulla piena funzionalità o sulla non alterazione del termometro stesso, anche alla luce di come ha rilevato la temperatura in numerose circostanze delle quali si è fatta esperienza. D’altro canto, nella costituzione materiale dei mercati il lavoro di queste agenzie si è andato affermando e consolidando e, nonostante i gravi errori commessi prima della crisi globale e durante il suo sviluppo, oggi queste giudicano e “ mandano” come se nulla fosse accaduto, dimentiche, loro, ma dimentichi anche i mercati, degli eccellenti rating attribuiti in 93 valutazioni di prodotti derivati, come emerso nelle audizioni del Congresso Usa, poi passati nella crisi al rango di titoli spazzatura.

Il ministro degli Esteri tedesco Westerwelle, nei giorni scorsi, ha proposto la costituzione di una agenzia europea indipendente per il rilascio dei rating, dopo aver attaccato Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch. La regolamentazione delle società in questione è comparsa tra i primi impegni da affrontare sin dal G.20 di Londra di aprile dello scorso anno. A livello europeo, è in atto l’iter per una disciplina del genere. Ma finora tutto è proceduto lentamente, quasi che si confidasse che con il tempo il problema del “ potere” attribuito a organismi insufficientemente regolati e dotati di risorse professionali apprezzabili, ma certo non affatto superiori a quelli di altre strutture finanziarie si sarebbe ridimensionato. In effetti, prima di pensare alla

progettazione di un’autorità indipendente abilitata a emettere i giudizi in questione, che verrebbe ad assumere un potere enorme, forse superiore a quello delle banche centrali, e come tale esposta alle pressioni, anche destabilizzanti, delle istituzioni delle politica e, probabilmente, del potere economico, l’obiettivo da perseguire è quello dell’adozione di una normativa rigorosa, che prevenga nettamente i conflitti di interesse e imponga la pubblicazione analitica dei criteri che vengono adottati in generale per l’attribuzione dei rating, le consultazioni di regola effettuate, il materiale esaminato, i procedimenti logici seguiti, i contatti intrattenuti: insomma, l’obbligo di una grande trasparenza, anche sul proprio assetto societario e sulle relative variazioni, e di una altrettanto analitica pubblicità sul modus operandi.

Nei casi concreti, dovrà essere reso noto, contemporaneamente all’attribuzione del giudizio, come sia stata applicata nella fattispecie la disciplina generale, con particolare riferimento alle informazioni acquisite e all’iter logico seguito.

Un’autorità centrale dovrebbe disporre, ben oltre ciò che è previsto in alcuni ordinamenti, di precisi poteri normativi e ispettivi sulle predette agenzie, sulla professionalità e onorabilità dei vertici, sulla struttura organizzativa, sulle misure adottate per la prevenzione dei conflitti di interesse, sul sistema delle responsabilità interne, etc. Fondamentale sarebbe, per la fondatezza dei giudizi, che si realizzasse nei fatti una forte concorrenzialità non solo tra le agenzie della specie, ma anche con altre strutture di analisi e di elaborazioni. Sarebbe interessante, nel caso di attribuzione di un rating da parte di una società, poter disporre del giudizio di un’altra organizzazione, fondato sullo stesso materiale o, comunque, su elementi similari.

Insomma, la crisi greca impone che il problema delle agenzie di rating sia affrontato con urgenza, anche per evitare che di esso si debba trattare solo quando i loro giudizi possono risultare sgraditi. Più volte, come accennato, a questa esigenza di regolamentazione si è posta mano, anche negli Usa dopo gli scandali societari, ma l’approdo è risultato per ora insoddisfacente. Se si vuole considerare questi organismi come soggetti del mercato, la loro attività non può proseguire come oggi è svolta, per taluni aspetti, “ legibus soluta”.

Si può dire ex malo bonum: dopo la crisi ellenica, e i forti rischi di un effetto - contagio, almeno si traggano le conseguenze per il ruolo di organismi che, in alcune circostanze, piuttosto che segnalare i caratteri di una turbolenza economica o finanziaria, possono contribuire alla sua accentuazione.

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