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Le conseguenze strategiche dell'aggressione

I missili non si sparano a caso

La questione siriana fra errori già fatti ed errori che si possono ancora evitare.

di Umberto Malusà - 31 agosto 2013

Negli anni passati una buona parte del Paese ha condiviso la scelta interventista nei principali conflitti mondiali. Dopo decenni di politica estera prudente , marginale e, forse opportunista le scelte dei governi D’Alema e Berlusconi hanno riportato l’Italia al suo ruolo di partner dell’Alleanza Atlantica e di , al tempo, quinta potenza mondiale. Certo sono state scelte che oggi si possono ancora analizzare, discutere anche con un quadro di informazioni più completo ed approfondito, ma è certo che la nostra partecipazione aveva rafforzato l’immagine del nostro Paese anche per le capacità e le sensibilità che le nostre Forze Armate dimostrano sul campo ancor oggi. L’episodio Libico obbiettivamente ha suscitato non poche perplessità: la Libia era nostro partner commerciale ed industriale, avevamo spinto fortemente per lo sdoganamento internazionale del colonnello Gheddafi , l’azione dei francesi è stata assolutamente unilaterale, e noi gli abbiamo corso dietro! Ora si pone la questione siriana , in un modo ancora più controverso.

Siamo di fronte , qui come negli altri paesi interessati da fenomeni di transizione e tensione politica di quell’area, ad uno scontro fra componenti e paesi del mondo islamico per la supremazia territoriale, energetica, economica e politica che si veste e strumentalizza problematiche religiose, etniche, storiche…. Valutare con chi stare è complesso poiché non si tratta solo di giudicare la situazione da un punto di vista etico ( molto spesso strumentalizzato anche da noi ) quanto di valutare gli aspetti strategici, politici, economici dell’agire occidentale. Se a ciò si aggiunge la scarsa omogeneità delle stesse posizioni occidentali, i tentativi egemonici di alcuni paesi, l’incapacità oggi imbarazzante della politica estera europea di esprimere una posizione unitaria ed autorevole, le volontà neocolonialiste di Francia e UK che ambiscono a riacquistare spazio in quei paesi.… ne emerge un quadro poco rassicurante. In questo scenario la posizione statunitense è sinceramente difficile. Sconta una debolezza nella politica estera che ha caratterizzato tutta la gestione presidenziale di Obama, una apparente mancanza di visione dell’evolversi della situazione medio orientale e nordafricana che ha comportato assenze e ritardi nella strategia e nella tattica di quella che era ed è ancora la prima potenza mondiale. Ne è conseguito uno spazio vuoto dove si sono consolidate le posizioni di altri paese, Cina prima di tutti. In Siria l’appoggio ai ribelli è stato solo verbale e si è dato il tempo di far infiltrare al-Qaeda ed altri gruppi terroristici fra le file degli oppositori al regime siriano che nel frattempo ritornava nell’alveo dell’alleanza con la Russia , con l’appoggio della Cina. Ed ora? Come intervenire in una situazione che appare così compromessa? A cosa serviranno azioni missilistiche di tre giorni?

Quindi i dubbi oggi sono più che legittimi e molto bene hanno fatto il Ministro della Difesa Mario Mauro ed il Ministro degli Esteri Emma Bonino a tracciare con chiarezza inusuale i contorni ed i contenuti dello scenario che abbiamo di fronte. In particolare il Ministro Bonino ha saputo affrontare e spiegare la situazione efficacemente. Questo non significa che l’eventuale azione militare non ci vedrà mai partecipi, è un’opzione dolorosa ma talvolta indispensabile. Proprio perché importante va decisa con cognizione di causa, con il massimo delle informazioni possibili, con un quadro di riferimento geopolitico e strategico che al momento non è ancora chiaro.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario