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Public Policy

Incarichi non conquistati ma scelti dal premier

I ministri del Presidente

Sartori li ha definiti incompetenti. Ma il punto è che questi ministri non hanno forza politica propria

di Davide Giacalone - 13 maggio 2008

Discutendo della qualità dei ministri, dei loro personali meriti, si domostra di aver capito poco di quel che succede. Sartori, che li ha definiti tutti incompetenti, salvo tre, è completamente fuori bersaglio. Molti dei nuovi ministri, in effetti, sono sconosciuti ai più ed il loro nome non si lega a memorabili battaglie nel settore che ora governano. Ma questo significa poco, perché è il presidente del Consiglio che se li è scelti, è su di lui che ricade la responsabilità politica e questo prevede la Costituzione. Diventare ministri non è un concorso a titoli, ragion per cui la maggioranza non cada nel ridicolo di far osservare che sono laureati. Infine: il fatto che qualche ministro abbia alle spalle esperienze nel mondo dello spettacolo dovrebbe scoraggiare i saggi dal farne motivo di dileggio, giacché un tale che faceva l’attore (mediocre) fu un buon governatore della California ed un grande presidente Usa.

Il dato rilevante è un altro: la squadra governativa non è composta, mediamente, da personale con forza politica propria. Detto in modo diverso: molti non hanno conquistato l’incarico, ma lo “devono” a chi li ha nominati. Oggi come ieri, difatti, capita che il ministro si domandi di cosa s’occupa il proprio dicastero, dopo essersi seduto sulla sedia più alta. Ma ieri occorreva forza propria, per portare in alto la propria incompetenza, mentre oggi si sale su un ascensore chiamato da altri. Ieri chiedere il “governo dei tecnici” era un modo, illogico, per reclamarne l’indipendenza dai ras di partito. Oggi si vorrebbero ministri “pesanti” per arginare il potere di Berlusconi. Non dismettendo i riflessi condizionati dell’antiberlusconismo si finisce col non comprendere che si è realizzata una riforma costituzionale di fatto, consegnando maggiori poteri al presidente mediante un minor peso politico dei ministri. La forza politica, così, sopperisce alla debolezza istituzionale. Il guaio è che alla lunga non regge, perché c’è anche la forza dei fatti, degli interessi e dei problemi. Occorre, allora, che si dia forma costituzionale al maggior potere del capo del governo, senza danneggiare lo stato di diritto. Questo sarebbe un lavoro utile, non lo sdottoreggiare sulle presunte (in)capacità altrui, cercando di rimpiattare la propria tenace inattitudine a capire.

Pubblicato su Libero di martedì 13 maggio

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