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L'analisi

I mercati non si fidano più dell'Europa

Se la Casa Bianca si è sentita in dovere di emettere un comunicato di plauso alla decisione, la dice lunga sul fatto che c’è un gran bisogno di far credere che quei 100 miliardi saranno risolutivi.

di Enrico Cisnetto - 12 giugno 2012

Non c’è bisogno di essere un radicale come Paul Krugman, che sul New York Times critica l’ennesimo salvataggio bancario in Europa fatto sulla pelle dei disoccupati, per capire che i 100 miliardi messi a disposizione dall’Eurogruppo per ricapitalizzare le banche spagnole rischiano di essere “inutilmente utili”. Basta guardare l’andamento delle Borse e degli spread di ieri per capirlo: partenza a razzo la mattina, con Madrid che guadagnava quasi il 6% e differenziali sui titoli di stato in discesa (420 quello sui Btp), crollo il pomeriggio, con Milano che ha chiuso sotto del 2,8% e gli spread italiano e spagnolo a 470 e 516 punti. Considerato che c’è stato l’intero weekend per valutare la decisione riguardante il sistema bancario iberico, perché i mercati l’hanno valuta quasi con euforia per mezza giornata e con assoluto scetticismo nelle ore successive? Chi e cosa ha fatto cambiare loro idea? Qualcuno azzarda che nel frattempo i mercati si sono accorti che in realtà ci sono ancora molti nodi tecnici da sciogliere, circa le modalità e le condizioni dell’assistenza finanziaria. Per esempio, a erogare il prestito sarà il vecchio fondo salva-stati Efsf (usato per Irlanda, Portogallo e Grecia) o quello nuovo Esm (che ha il vantaggio di non far contabilizzare l’esborso nei debiti nazionali)? E che ruolo avranno gli ispettori della troika Ue-Bce-Fmi (gli stessi già andati ad Atene, e che la stampa spagnola chiama “hombros negros”), cui stavolta si aggiungono gli uomini dell’Eba (l’istituto europeo di vigilanza sulle banche)? Incertezza ce n’è molta, è vero, ma non credo che sia stata quella a produrre le violente oscillazioni dei mercati. Altri parlano della paura che il contagio tocchi l’Italia. Ma anche qui la tesi non regge: se per contagio s’intende entrare nel mirino della speculazione, lo è già da tempo; se, viceversa vuol dire che anche le banche italiane possono essere costrette ad alzare bandiera bianca, ciò è possibile, ma non certo perché è successo in Spagna. E comunque, abbiamo rimedi casalinghi possibili. Uno è emerso a Palermo la scorsa settimana, all’assemblea dell’Acri, lanciato dal presidente di Carige, Berneschi: ricapitalizzare Bankitalia per rendere più forte il capitale delle banche commerciali sue azioniste. La verità è un’altra: i mercati non si fidano dell’Europa. Sanno che da troppo tempo vengono prese decisioni che si rivelano sempre tardive e parziali, e temono che anche questa volta il tampone messo sulle banche spagnole alla fine si riveli non decisivo. E d’altra parte, se ieri sera la Casa Bianca si è sentita in dovere di emettere un comunicato di plauso alla decisione, la dice lunga sul fatto che c’è un gran bisogno di far credere che quei 100 miliardi saranno risolutivi. Purtroppo così non è: la crisi dell’euro è ben più radicata di quella delle boccheggianti banche iberiche.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario