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Elezioni greche

I mercati bocciano l'Eurozona

C'è qualcosa che non torna nelle aspettative che da Obama in già si sono create sul "caso Grecia"

di Enrico Cisnetto - 19 giugno 2012

I mercati sono come i clienti per il bottegaio, hanno sempre ragione. E i mercati che non credono all’effetto salvifico del voto greco hanno doppiamente ragione. Ce l’hanno per definizione, ma anche perché è illogico pensare che una nazione che ha un peso economico inferiore a quello della Lombardia abbia il potere di determinare la salvezza dell’euro e addirittura degli equilibri finanziari e monetari mondiali. Insomma, c’è qualcosa che non torna nelle aspettative che, da Obama in giù, si sono create intorno al “caso Grecia”. E i mercati, che ieri sono partiti a razzo prendendo atto che a vincere ad Atene erano state le forze più moderate e interessate a mantenere la Grecia nell’eurosistema, lo hanno capito, tanto che con il passare delle ore hanno via via assunto consapevolezza che i problemi di cui è afflitta l’Europa sono ben lungi dall’essere risolti dal voto dei greci, fino al punto che le Borse sono crollate e gli spread rischizzati verso l’alto. Non solo perché il governo ellenico è ancora da fare, e non sarà semplice ricomporre il puzzle delle alleanze politiche al di là dei numeri parlamentari. E perché per quanto abbiano vinto le forze moderate, esse hanno avuto i voti perché hanno spiegato agli elettori che avrebbero negoziato con i partner dell’eurozona tempi e modi del programma di rigore a suo tempo imposto a fronte degli aiuti finanziari. Spazi di mediazione la cui esistenza è stata subito negata dalla signora Merkel, che ieri dal vertice del G20 in Messico ha dichiarato la più assoluta non negoziabilità dei termini di quegli aiuti. Infine, i mercati sanno bene altre due cose. Primo, che non è affatto sicuro che la Grecia riesca, con quel programma di lacrime e sangue che accentua una recessione già disastrosa e alimenta una crisi sociale difficile da gestire, a centrare l’obiettivo di non doversi chiamare fuori dalla moneta unica. Cosa che finirebbe col creare, più di quanto non sia già successo con la sola minaccia di questa ipotesi, una caduta di credibilità dell’intero eurosistema, con conseguenze che potrebbero andare dall’effetto contagio per qualche altro paese in difficoltà fino al massimo di una disintegrazione dell’unione monetaria. Secondo, i mercati sanno bene che i problemi vanno ben oltre le emergenze di questo o quel paese, e hanno a che fare con i difetti genetici della moneta europea, nata senza un governo federale che potesse assumere decisioni unitarie che non fossero, come è stato fin qui, delle mediazioni tra interessi nazionali diversi quando non contrapposti. Sostiene il professor Campiglio, pro-rettore della Cattolica di Milano, che per i mercati l’Europa come entità monetaria ha già messo da tempo di esistere, perché gli spread misurano giudizi così diversi tra i membri dell’euroclub che è inevitabile considerare consumata, almeno parzialmente, la credibilità dell’euro e pronosticare che con differenziali così il sistema non possa reggere ancora a lungo. Grecia o non Grecia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario