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Londra 2012

I giochi biomeccanici

La paralimpiadi sono la proiezione dell’uomo del futuro. Altro che tristezza

di Massimo Pittarello - 05 settembre 2012

Ai Giochi Paralimpici ci vanno degli storpi o degli eroi? Una domanda che riguardo alla manifestazione in atto fino al 9 settembre a Londra si presta a molteplici interpretazioni e risposte. E in cui, come al solito, in medio stat virtus, a patto che si sia disposti a pensare questi giochi non solo in termini di estetica. Paolo Villaggio, che certo sia come Fantozzi che come se stesso non rappresenta proprio il canone della bellezza, dice alla “Zanzara” che “le paralimpiadi fanno molta tristezza e sono l’esaltazione della disgrazia"".

Potranno non piacergli, al ‘Ragioniere’, ma le Paralimpiadi sono la manifestazione dove si esibiscono atleti che hanno avuto il coraggio di rialzarsi, di risorgere da drammi esistenziali gravissimi; individui che sono prototipi di fusione tra corpo e macchina, tra uomo e tecnologia. Donne e uomini non così fortunati, almeno non così tanto da fare gli attori di successo, come Paolo Villaggio, ma forti abbastanza da fottersene dei giudizi superficiali, e di essere i precursori di un percorso che potrà arricchire l’umanità intera.

Tutti i campi di studio umani creano dei luoghi appositi dove confrontare a livello planetario i progressi raggiunti. Dallo sport (F1, Moto GP, Mondiali etc) alle tecniche (Expo, Fiere, Congressi), alla cultura e l’arte (Festival, Oscar, etc). Ecco, le paralimpiadi sono il luogo dove si paragonano (anche, ma non solo) i risultati raggiunti nella fusione fra uomo e macchina. E con il progresso scientifico e tecnologico saranno sempre più belle, più affascinanti, più competitive, più tecnologiche.

Ed è anche per questo che Oscar Pistorius non avrebbe dovuto partecipare alle Olimpiadi tradizionali: perché in futuro non è detto i normodotati riescano a raggiungere prestazioni superiori ai portatori di disabilità. Oltre naturalmente al fatto che il velocista sudafricano che corre con barre di carbonio al posto delle gambe, con la sua partecipazione a Londra 2012, ha creato un precedente, per cui, chissà se un domani un tiratore con l’arco si potrà far impiantare un gomito di titano..

Ma ciò che conta veramente è che questi “uomini nuovi”, con il passare del tempo, saranno sempre meno “uomini a metà” e sempre più “uomini oltre”. Tanto è vero che ci si sta cominciando a chiedere, anche a livello accademico, come configurare la fattispecie giuridica della persona quando essa interagisce con gli altri attraverso una "interfaccia digitale". Le comunicazioni rilasciate tramite strumenti tecnologici sostitutivi a quelli fisiologici, che valore legale hanno? O, per esempio, le protesi e tutti gli elementi tecnologici impiantati su una persona, sono da considerare o no come parte del corpo? Il danno a una protesi è danno alla proprietà o alla persona? Situazioni complesse e dubbi esiziali che aumenteranno in futuro e che "Robolaw" - progetto diretto da Enrica Palmerini, della Scuola Superiore Sant"Anna (!) e finanziato dalla Commissione europea con 2 milioni di euro - sta cercando di anticipare, con i risultati che verranno pubblicati nel 2014.

Intanto però, godiamoci questi Giochi Paralimpici. Che potranno pure non essere sempre esteticamente esaltanti, ma sono il metro della capacità dell’uomo di superare gli ostacoli, umani e tecnologici, e sono la piattaforma del futuro, dell’uomo biomeccanico. Con buona pace di Fantozzi, e di tutti i goffi, miopi e ottusi Fantozzi del mondo.

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