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Il destino comune di Tanzi e Cagnotti

I gemelli del crack alla riscossa

Dai tracolli finanziari allo sport di scarico di responsabilità, senza pentimento

di Enrico Cisnetto - 15 dicembre 2006

Dopo Calisto Tanzi, ora ci prova Sergio Cragnotti. I due hanno un destino che li accomuna: ieri sono stati entrambi i protagonisti di crack finanziari che hanno danneggiato una marea di risparmiatori italiani, oggi stanno cercando di rifarsi una verginità, sfruttando quelli stessi media che li avevano esposti al pubblico disprezzo.
In questo sport di scarico di responsabilità ha cominciato l’ex padrone della Parmalat – dipingendosi vittima di non si sa quali oscuri complotti orditi alle sue spalle, e definendosi “pentito” senza pagare dazio – e il suo successo deve aver spinto l’ex patron della Cirio ad imitarlo. Cragnotti ha però fatto uno sforzo in più, cimentandosi addirittura nella stesura di un libro (“Un calcio al cuore”) nel quale se la prende con le trame e le cospirazioni che lo avrebbero costretto a finire in carcere, nonostante la sua palese innocenza. E, come Tanzi, afferma che la responsabilità di tutto quello che è successo alla sua azienda ricade sulle banche e sui banchieri, senza una riga di autocritica nemmeno sul bond non onorato nel 2002, e nonostante sia stato rinviato a giudizio ancora a Roma per truffa e bancarotta fraudolenta. Non solo: in questi giorni Cragnotti ha anche dichiarato che accetterebbe volentieri – bontà sua – la presidenza della Lega Calcio, e, chissà, forse anche quella della Lazio.
Non si potrebbe a questo punto anche ridare il Parma a Tanzi? Se rientrano tutti e due nel calcio, io avrei già il nomignolo da affibbiargli: come Vialli e Mancini erano quelli del goal, loro potrebbero essere i gemelli del crack.

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